7 gennaio 2007

In memoria



Un augurio di Buon Anno a tutti coloro che sono sopravvissuti a cene e cenoni, festeggiamenti danzanti e non, botti e impatti con parenti, bontà quotidiana (ma nel senso di un giorno solo) e così via. Onestamente, confesso che durante le feste ho tradito la birra per dedicarmi maggiormente al vino ma, a distanza di giorni, ho ancora stampato nel cervello l'assaggio della Panil Barriquee Sour con un carpaccio di cervo. Straordinario! Questa, insieme ad alcune real ale importate in Italia da Lorenzo Fortini, è il ricordo più intenso dell'ultima settimana dell'anno.

Per il resto il 2007 si annuncia carico di lavoro. Siamo in dirittura d'arrivo, almeno mi piace pensarla così, con la seconda edizione di Birra ai Fornelli, un libro dedicato alla cucina alla birra pensata e realizzata da alcuni gestori per altri gestori. E poi uno speciale birra per BarBusiness, un itinerario ad Aying per Vie del Gusto e un mini-reportage su 32 Via dei Birrai per Papageno.

L'anno passato è stato quello della svolta. La rottura con Civiltà del Bere è stata l'occasione per rituffarmi nella professione di free lance, con le sue soddisfazioni e i suoi rischi. Ma il lavoro, se piace, non spaventa mai; spaventa piuttosto, fa incazzare suona meglio in realtà, la quantità di dilettanti allo sbaraglio che affollano il giornalismo di settore. Scrivono sommelier, baristi, ristoratori, dipendenti pubblici, maestre e insegnanti. La loro passione sarà sincera, la loro concorrenza sleale. Ma così va il mondo e siccome scrivere, leggere e fare di conto è patrimonio comune fin dalle elementari, si spera, ecco che per gli editori c'è solo l'imbarazzo della scelta e "si attacchino al tram" i professionisti che campano ancora sull'idea che il giornalismo sia un mestiere. In realtà è un hobby. Alla portata di tutti.

Comunque, non mi lamento. Meglio stare nel cuore della battaglia, che fare il cecchino da lontano e al sicuro nella propria postazione. Magari guadagnata per discendenza famigliare.