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13 giugno 2012

AIS-Unionbirrai: questo matrimonio...

Il Westin Palace a Milano
Lunedì scorso ho fatto un salto all'evento targato Associazione Italiana Sommelier e Unionbirrai che si è tenuto al Westin Palace Hotel di piazza della Repubblica a Milano. L'hotel, location di lusso, è la sede ormai naturale degli eventi e dei corsi organizzati dalla sezione milanese e/o lombarda dell'Ais. Questa era però la prima volta, andando a memoria, che ospitava una serata interamente dedicata alla birra artigianale italiana. A mio merito, voglio ricordare una serata di degustazione di un paio d'anni fa, tenutasi a Crema con birre artigianali lombarde. Quella volta, l'Ais locale era rimasto a bocca aperta perché, a fronte delle solite 40-45 persone per tasting enologici vari, ma di livello, gli iscritti paganti erano addirittura 90. Milano comunque era rimasta una piazza "vergine" tolte le apparizioni, di successo, di Teo Musso e di Agostino Arioli.
L'evento "Birra, che stile!" dunque si preannunciava interessante, forte anche di 13 birrifici lombardi e non solo. La notizia sta anche in una prima forma di collaborazione tra le due associazioni di riferimento dei rispettivi settori, la storicissima Ais e la consolidata Unionbirrai. Che gli uomini in giacca blu e modi misurati fossero leggermente in antitesi con il popolo "indie" della birra si poteva presumere, ma è stato divertente vedere il contrasto di persona. Da un lato giacche e cravatte, dall'altro pantaloni a mezza gamba e tatuaggi in vista.
Il logo Ais
Le apparenze comunque contano poco. L'iniziativa è meritevole visto che di birra l'Ais mastica ancora troppo poco. Una lezione dedicata durante il primo corso, e condivisa con nozioni sui distillati di malto, lascia il tempo che trova. E servono a poco anche i corsi promossi in collaborazione con Assobirra, il cui limite a birre mainstream e dei grandi gruppi, evidenzia una certa caratura "pubblicitaria" e autopromozionale dell'iniziativa. Ma forse questo è davvero uno dei limiti più evidenti di Assobirra, dimostrato anche dalla sparizione all'orizzonte della discutibile operazione "Tavole della birra" firmata in collaborazione con il gruppo L'Espresso. Faccio solo due rapide riflessioni, con poca voglia di far polemiche: se a una guida non dai un respiro annuale e non la mantieni in vita almeno per tre anni, i costi della pubblicazione sono gettati nel vento. E se ai sommelier del vino che si sono incuriositi alla birra per le sue particolarità fai assaggiare birre che si trovano in grande distribuzione, il flop è abbastanza annunciato.
E quello di Unionbirrai...
Detto questo mi riporto rapidamente sull'argomento del post ovvero Birra, che stile! In tutta franchezza mi aspettavo più pubblico e più facce sconosciute, invece ho avuto i piacere di rivedere alcuni volti noti del mondo della birra artigianale, ma non la ressa tipica dei banco d'assaggio organizzati dall'Ais. Vero anche che, in questo senso, non ho una frequentissima partecipazione da addurre, e forse mi ero fatto qualche illusione di troppo, tuttavia ero convinto che le birre si sarebbero volatilizzate in poche ore. Colpa di qualcuno? Forse no, forse serviva solo un po' di pubblicità in più, forse i tempi non sono ancora così maturi, forse i sommelier preferiscono, con un tema abbastanza nuovo per loro come le birre, partecipare a una degustazione guidata piuttosto che a un tasting.
Ma, in questi casi, si deve sempre fare la tara del debutto. Magari la prossima volta andrà meglio. Io personalmente invece ho avuto modo di conoscere dal vivo Nicola Grande del Siebter Himmel. Conoscevo di nome il suo pseudonimo e il suo talento grafico, ma la Nuce è una dubbel che mi ha convinto molto. Soprattutto tenendo conto che lo stile a volte mi sembra accusare una certa "pesantezza" e non è mai stato tra i miei preferiti. Molto buona anche la 2 Cilindri del Birrificio del Forte, una porter morbida morbida, con un profumo che mi ha fatto venire in mente quando, bimbo, spendevo i miei soldi in Kinder Cereali. Quindi grazie per l'effetto nostalgia! Infine sono stato letteralmente "piallato" dalla Machete Double Ipa di Giovanni Campari, "conducator" del Birrificio del Ducato. E' stato come infilarsi con una tavola da surf in un tunnel di luppolo: inebriante, pericolosa, adrenalinica, "assuefacente"...

2 aprile 2012

Dentro lo Zythos Bierfestival...

Premessa importante: io allo Zythos Bierfestival non sono mai stato. Ergo, teoricamente, non dovrei parlarne... Il caso vuole però che, un paio di settimane fa, fossi stato invitato a fare un breve ma intenso viaggio stampa a Lovanio e a Beersel e che, la prima sera, fosse stato organizzato una sorta di "pre" Zythos a uso e consumo di una pattuglia di giornalisti arrivati dall'Italia, dalla Spagna e dall'Inghilterra.
Ho quindi avuto modo di conoscere e scambiare due parole con Yannick de Cocquéau, uno dei componenti del "board" dello Zythos, vale a dire un membro del comitato organizzatore. A lui ho chiesto lumi su alcuni aspetti organizzativi partendo dal presupposto, confermatomi da Yannick, che di italiani allo Zythos se ne sono sempre visti parecchi e che, da quest'anno, il festival avrà come sede proprio la città di Lovanio. Una location strategica per diversi fattori: in primo luogo Lovanio è facilmente raggiungibile in treno direttamente dall'aeroporto di Bruxelles (in 15 minuti circa), in secondo luogo Lovanio è città universitaria quindi con una vita serale-notturna intensa e vivace, punteggiata di locali dove incontrarsi davanti a una birra e con un'ottima e diversificata ricettività alberghiera.
- Allora Yannick, diamo un po' di numeri allo Zythos...
«Innanzitutto il festival è nato nove anni fa per promuovere le birre belghe. La scorsa edizione ci sono state circa 10mila persone. Quest'anno, con la sede a Lovanio, ne aspettiamo almeno 15mila. Ci saranno 96 stand per circa 104 birrerie. Tutte le trappiste, tranne Westvleteren ma, per la prima volta, le birre di St. Bernardus»
- Chi viene allo Zythos?
«Beh, innanzitutto belgi ovviamente. Ma abbiamo molta partecipazione dalla Francia, dall'Olanda e dall'Italia. Tanto che il nostro sito è presentato anche in italiano»
- Quanto costa entrare allo Zythos?
«L'ingresso è gratuito, con cauzione per il bicchiere, e lo staff è composto da volontari. Lo Zythos Bierfestival ha un board organizzativo permanente di circa dieci persone. Durante il festival i volontari sono circa 250. All'ingresso si possono acquistare i token per la birra: un token vale 1,40 euro. I soldi vengono ripartiti in questo modo: sull'incasso la piccola birreria può trattenere fino a 80 centesimi per token, la grande fino a 70 centesimi. Nulla vieta comunque che il partecipante possa trattenere meno, concedendo una percentuale superiore all'organizzazione»
- Cosa significa "birreria piccola", "birreria grande"?
«Il confine tra le due è determinato dalla produzione: più o meno di 750 ettolitri l'anno»
- Perché andare allo Zythos?
«Perché è una vetrina importante per conoscere le birre del Belgio, perché molte birrerie aspettano lo Zythos per presentare nuovi prodotti e sottoporli al giudizio degli appassionati, perché partecipano piccoli produttori spesso ancora poco noti e... perché ci si diverte!».

22 marzo 2012

Visions of Brewfist

Lo so, sono sparito dalla circolazione per qualche giorno e ho pure ritardato a pubblicare gli ultimi commenti relativi all'IBF ma, capitemi, avevo una rivista in chiusura e sto recuperando per consegnare un altro lavoro, a sfondo belga diciamo così... Tuttavia, ora che mi trovo a Lovanio per lavoro, provo a buttare giù qualche riga sull'inaugurazione del locale bandiera del Brewfist ovvero il Terminal 1 di via Ferrari a Codogno. Pur non potendo vantarmi di essere un globetrotter della birra artigianale italiana, ci tenevo molto a presenziare al debutto in società di quello che ritengo essere il birrificio del momento. Sicuramente la rivelazione 2011 insieme a Extraomnes. Di Pilato e Maiocchi mi avevano convinto fin dai primi, casuali, assaggi; mi era piaciuta anche la loro immagine, o meglio l'immagine trasferita dal loro sito, tanto da convincermi a coinvolgerli nella serata "Birra.com" che avevo organizzato alla Triennale di Milano più o meno un mese fa. Un tono leggero, vagamente ironico, con un pizzico di insolito understatement, per delle birre costruite solidamente e di notevole affidabilità sul medio-lungo periodo mi fanno pensare che il Brewfist non sia una meteora nel sempre più affollato firmamento artigianal-birrario nazionale. E "l'acquisto" recente di Alessio Allo Gatti, che dove è andato ha sempre fatto grandi cose, è una conferma ulteriore delle intenzioni serie dei ragazzi di Codogno...
Andrea Maiocchi al lavoro
Il locale mi sembra molto ben piazzato come location a livello strategico: tanto per dire, il mio navigatore non aveva identificato la via con precisione, ma in pochi minuti mi ci sono trovato davanti lo stesso. L'arredamento con bancone a isola centrale è convincente anche se eliminerei il parcheggio aereo per le bottiglie di distillati sopra la testa (saranno anche comode, ma a me fanno un po' bar-tabacchi). Bella la mega-lavagna con l'elenco delle birre a disposizione, mi ricorda i pub americani, ambiente nel complesso un po' spoglio e freddino, ma giudicare un locale appena aperto è come prevedere a quale corso di laurea si iscriverà un bimbo delle elementari.
Buono l'hamburger, soprattutto in una serata inaugurale, e perfette le birre assaggiate. Jale a parte che, personalmente, non mi ha emozionato tanto. Sicuramente non tanto quanto la Burocracy o la Spaceman in versione Dry Hop, delle due la mia birra "per tutta la sera" resta comunque la prima, o la Fear...
In buona sostanza e per quanto sia difficile giudicare un posto al suo debutto, credo che il Terminal 1 si candidi con autorevolezza a diventare un punto di riferimento birrario per la zona. E un valido motivo per andare a Codogno. Del resto, fino al 16 marzo scorso, non ne conoscevo altri...

11 marzo 2012

Italia Beer Festival Milano - Un minireport...

Il logo dell'IBF
Se Paolo Polli non si fosse lanciato come un falco nel mercato della birra artigianale italiana, intuendone le potenzialità e "cavalcando la tigre" con piglio imprenditoriale, sarebbe stato un buon vigile urbano... Vederlo infatti smistare le persone all'ingresso dell'Italia Beer Festival, in corso fino a stasera a mezzanotte agli East End Studios di via Mecenate, e organizzare le code per i gettoni con un piglio da comandante di nave (e non sto pensando a Schettino) aveva un che di sorprendente... Mi ha fatto tornare in mente i tempi andati quando, conosciuto l'uomo da poco, lo ascoltavo paziente e un po' perplesso descrivermi la tappe future della sua ascesa a protagonista, anche discusso, della nostra nicchia... I primi tempi, il Polli, sembrava un po' come il mercante nel tempio, alle prese con Gesù che lo voleva scacciare tra gli apprezzamenti silenti o rumorosi degli apostoli... Le urla e gli strepiti sono andati via via scemando: in parte perché il piccolo mondo della birra artigianale lo ha, in qualche modo, digerito e in parte, o soprattutto, perché in molti si sono accorti che, in termini di organizzazione e di business, l'uomo ha delle indubbie capacità.
Lo dimostrano i suoi BQ, i locali dove ormai bevi delle birre di produttori che sembrava si sarebbero voluti far crocifiggere pur di non dargliele, lo dimostrano i suoi IBF e lo dimostrano i suoi corsi dove insegnano docenti anche di altre associazioni (e io mi ricordo i tempi dove o facevi gli uni o facevi gli altri, pena scomunica e successiva lapidazione virtuale...). Vabbé, così va il mondo e il racconto, oggi, della settima edizione dell'IBF Milano, la sua prima creatura e forse quella di maggior successo, è il racconto di una folla casinista e assetata che accetta la coda alla cassa, la successiva coda per i gettoni e un pigia pigia di dimensioni da prato di San Siro quando suonava Vasco. Tutto pur di bere l'ultima novità di "casa Vento" alias Bi-Du o la Zest di Extraomnes in versione "real". Io ho fatto la mia comparsa il venerdì sera. Ho seguito la presentazione della Tainted Love, brewcollaboration tra Tocalmatto ed Extraomnes (per la serie "se non lo vedo, non ci credo"), ricavandone un'impressione estremamente convincente (il bouquet è clamoroso, forse solo un pelino "acerba" al palato); ho provato la Ten Ten del Bi-Du, esaltante nella sua "asfaltatura" luppolosa (per riassestarmi ho dovuto subito afferrare una Ley Line); ho trovato una morbida e avvolgente Magnus del Croce di Malto e una pregevolmente aromatica Temporis. Gli assaggi sono poi proseguiti con una convincente Caterpillar dei ragazzi di Brewfist, che lo ammetto sono i miei preferiti del momento, una Zona Cesarini in versione Randall, tanto di cappello, e una Blond di Extraomnes, che è sempre un gran bel bere. In mezzo molti incontri con chiacchiere urlate nei padiglioni auricolari per tentare di sovrastare il concerto rock che andava in onda in mezzo alla "piazzetta" degli Studios. A tal proposito io voto contro tutto il casino che mi impedisce di capire cosa ho nel bicchiere e, soprattutto, chi ho di fronte, ma immagino di dovermi adeguare... Per il resto, onore e merito a Paolo Polli e ai suoi futuri, immaginifici, progetti. Ai quali, fosse anche una stazione spaziale dedicata alla birra artigianale italiana, prometto fin d'ora di credere.

8 marzo 2012

Così parlò Monetti - In merito a Birra dell'Anno e Selezione Birra

Qualche giorno fa, reduce da Rimini, ho inviato una piccola intervista a Simone Monetti, direttore operativo di Unionbirrai. In parte perché, non avendo vissuto in prima persona il concorso sentivo il bisogno di ascoltare una voce "ufficiale" e in parte perché avevo qualche dubbio da togliermi. Simone, reduce anche lui dalla trasferta riminese (molto più impegnativa per lui sotto tutti i punti di vista), mi ha risposto. E quindi, eccola qui....
M.M.

Un Simone Monetti in versione birraria...

448 birre iscritte, 85 birrifici, 32 giudici. I numeri rivelano che Birra dell'Anno è in costante crescita di adesioni... Che riflessione puoi fare in proposito e come valuti la qualità del lavoro della giuria quest'anno?

Ovviamente siamo molto soddisfatti dei numeri che il nostro concorso ormai riesce a ottenere. Il prestigio di un contest come Birra dell'Anno si costruisce sul numero di iscritti, sulla qualità dell'organizzazione in generale e della giuria in particolare. Per quest'ultima direi che l'edizione 2012 è stata di gran lunga la migliore in termini di bontà delle condizioni di lavoro, attestatesi su ottimi livelli, come confermato dai feedback più che positivi fornitici dai giudici.

Inutile negarlo: a Birra dell'Anno sono mancate delle adesioni importanti di noti birrifici italiani. Ti senti di dire qualcosa a quelli che hanno scelto di non partecipare?

Credo che la scelta di non partecipare al concorso sia assolutamente legittima, ci mancherebbe altro.
Il nostro obbiettivo è di avere sempre più birre in gara portate dal più alto numero di birrifici possibile. Questo perchè Birra dell'Anno, abbinato a Selezione Birra, non è solo una gara, è una occasione unica di crescita culturale del nostro movimento. E una vetrina internazionale di importanza enorme, cosa che andrebbe maggiormente valorizzata.


Il caso che forse ha più fatto discutere ovvero la categoria delle Ipa... 62 birre iscritte e niente medaglia d'oro... Si poteva concederla secondo te?

Non ho motivi di pensarla diversamente dal tavolo dei giudici che ha preso questa decisione.
Mi sento però di impegnarmi a fornire una spiegazione dettagliata dell'accaduto ai partecipanti: visto che si voleva mandare un monito ai birrifici italiani, è indispensabile che questa diventi una fase costruttiva.

Andiamo sul personale: gira voce che non sei più il presidente di Unionbirrai, ma resti il direttore operativo. Andrea Sclausero è il nuovo presidente... Ci spieghi cosa è successo?

Molto semplicemente io ho assunto ad interim l'incarico, ma sono stato e resto il direttore operativo di Unionbirrai. Attualmente la carica è sulle spalle di Andrea Sclausero, che è l'unico vicepresidente rimasto nel consiglio e che rimetterà il suo mandato per scadenza dei termini durante la prossima Assemblea che si terrà tra la fine di aprile e l'inizio di maggio.

Selezione Birra 2012 è in archivio. Gli artigiani sono sempre più protagonisti. Cosa vorresti "realizzare" a Rimini Fiera l'anno prossimo?

Riteniamo indispensabile creare maggiori interazioni con le associazioni internazionali, con cui già siamo in ottimi rapporti tramite Ebcu e i giudici di Birra dell'Anno. I contatti in questo senso non sono solo ovviamente di tipo culturale, ma trainano in effetti anche i rapporti commerciali con l'estero.

29 febbraio 2012

Selezione Birra 2012 - Gioia e dolori...

A tu per tu con Mike Murphy (Courtesy Ph. Emanuela Marottoli)
Il medico era stato chiaro: "Con il tipo di influenza che ha preso, io la sconsiglierei di andare a Rimini prima di lunedì". In poche parole era la mazzata finale sulle mie ambizioni di giudice al concorso Birra dell'Anno prima, e di visitatore della fiera poi. Tuttavia, considerato che il mio livello di collera per essermi ammalato la mattina stessa della mia discesa in terra di Romagna stava pericolosamente superando i limiti dell'umana tolleranza (soprattutto quella di mia moglie), eccomi prendere il treno e varcare l'ingresso di Rimini Fiera la domenica mattina. In me una sensazione contrastante: da un lato la gioia di esserci (quella del 2012 è stata la mia quindicesima fiera consecutiva, non male a dire il vero) e dall'altra la sottile malinconia di avere solo poche ore e di sapere già di non riuscire a fare tutto quello che avrei voluto.
Queste righe servono quindi anche a chiedere scusa a tutti quelli che non sono riuscito a salutare o a coloro a cui ho dedicato troppi pochi minuti. Ho avuto tempo di partecipare al dibattito sulla "Birra artigianale all'estero" e a quello sulla "Birra artigianale". Entrambi organizzati da Interbrau all'interno della rassegna Birramoramento. A tal proposito devo fare i complimenti allo staff Interbrau: l'allestimento a "modello diffuso" è stata una scelta vincente rispetto al "modello Fort Apache" di precedenti edizioni. Non solo per la percezione effettiva di una proposta birraria davvero impressionante per qualità e diversificazione, ma anche per la possibilità molto più immediata ed "open" di poter assaggiare birre diverse e dialogare con i rispettivi produttori. Che l'azienda padovana stia crescendo anno dopo anno è sotto gli occhi di tutti: sottolineo in velocità l'ingresso delle birre del buon Moreno Ercolani nel loro portafoglio...
In merito ai convegni mi sembra di poter dire che c'è stata una discreta affluenza, stante i ritmi vorticosi della fiera e del fatto che i più preferiscono assaggiare e chiacchierare piuttosto che ascoltare un dibattito. Sul tema dell'export mi sono sentito in dovere di sottolineare la notizia distorta resa pubblica da Coldiretti, che citava un +20% della birra italiana sul mercato UK. Il 20% è un risultato ascrivibile alla performance della sola Nastro Azzurro, marchio del gruppo Birra Peroni, a sua volta di proprietà Sab Miller, multinazionale con quartier generale a Londra. Il risultato è quindi loro, spacciarlo come "trionfo della birra italiana" mi è sembrato quantomeno fuorviante...
Sul fronte degli assaggi un disastro totale: ma nel senso che non ho assaggiato praticamente nulla e su quello che ho bevuto non ho niente da dire, considerato il mio raffreddore e il mio mal di gola.
Ergo per me una fiera sottotono e una visione parziale (ho messo piede solo nello spazio dedicato ai birrifici artigianali e in quello di Interbrau) che tuttavia è stata molto positiva. Sul resto ho solo delle sfocate istantanee di stangone bionde in microvestitino di lamé dorato. Forse certe cose a Rimini non cambieranno mai.
Infine, rientro apocalittico con regionale "fintoveloce" per Bologna, mancata coincidenza con il FrecciaRossa delle 19.35, ritardo di un'ora del FrecciaRossa successivo per via di un "finto suicidio" (questa l'ho saputa il giorno dopo) sui binari. Bellissimo osservare che già alle 20 la stazione di Bologna Centrale è morta come un cambio diligenze sperduto nel Texas di fine '800. L'Italia è davvero un "grande" Paese. Tuttavia se fosse un "piccolo" Paese sarebbe meglio. Potremmo tutti girare in bici e risparmiarci la solita "lotteria" di Trenitalia...

25 febbraio 2012

Birra dell'Anno 2012 - I Risultati

Birra dell'Anno 2012
Vabbé, visto che la mia esperienza a Birra dell'Anno è stata una "non esperienza", certo che pigliare un influenza con febbre a 38 lo stesso giorno in cui devi scendere a Rimini con altri colleghi di giuria è la "madre di tutte le sfighe", provo a dare i risultati del concorso al volo pensando che altri, oltre a me, non siano a Selezione Birra a godersi la premiazione live....
E allora spariamo subito la notizia bomba: il nuovo "birrificio dell'anno" è il Birrificio Italiano. Arioli & Co. tornano così a sedersi sul trono che avevano già conquistato nel 2007 grazie al dominio quasi assoluto nella categoria "Birre alla frutta" con la vittoria della Scires e il secondo posto per la Cassissona, ma anche con la medaglia d'argento nella categoria "Birre chiare, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca" per la Tipopils, un bronzo alla B.I. Weizen e infine l'argento tra le "Birre Acide" per la BRQ SC3.
Complimenti dunque al Birrificio Italiano che conferma il suo ruolo da protagonista sulla scena nazional-artigianale. Per la serie "quanto tempo è passato" mi diverte sottolineare che, nel 2007, Birra dell'Anno poteva contare su 12 giudici contro i 31 (32 se ci fossi stato anche io) di quest'anno. Indubbiamente un concorso che cresce...
Ma ecco la classifica ufficiale distribuita da Unionbirrai, categoria per categoria....
Categoria 1 (Birre chiare, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca)
1) Slurp! (Soràlamà)
2) Tipopils (Birrificio Italiano)
3) Levante (Statalenove)
Categoria 2 (Birre ambrate e scure, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca)
1) La Nera (Rienzbrau)
2) Scubi (Birrone)
3) Rust (Doppio Malto Brewing Company)
Categoria 3 (Birre ad alto grado alcolico, di ispirazione tedesca)
1) Finitor (Rienzbrau)
2) Lambrate (Birrificio Lambrate)
3) Titanbrau Rossa (Birrificio Artigianale Sanmarinese)
Categoria 4 (Birre a basso grado alcolico, di ispirazione anglosassone)
1) Haraban (Foglie d'Erba)
2) Sunflower (Birrificio Valcavallina)
3) 24K (Brewfist)
Categoria 5 (Birre luppolate, di ispirazione angoloamericana)
1) Non assegnato
2) Dude (Bad Attitude)
3) Freewheelin' Ipa (Foglie d'Erba)
Categoria 6: (Birre ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)
1) Pomposa (Birrificio Emiliano)
2) Rossa del Gallo (Birrificio Sant'Andrea)
3) Abboccata (Birranova)
Categoria 7: (Birre scure, basso grado alcolico, di ispirazione angloamericana)
1) Turner (La Piazza)
2) 2 Cilindri (Birrificio del Forte)
3) Sally Brown (Birrificio del Ducato)
Categoria 8: (Birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)
1) Montinera (Piccolo Birrificio Clandestino)
2) Imperiosa (Birrificio Civale)
3) Two Penny (Bad Attitude)
Categoria 9: (Birre ad alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana)
1) Xyauyu 2008 Riserva Teo Musso (Le Baladin)
2) La Prima Luna (Birrificio del Ducato)
3) Geisha (Birrificio Troll)
Categoria 10: (Birre con frumento maltato, di ispirazione tedesca)
1) Charlotte (BiRen)
2) Brass Weiss (Doppio Malto Brewing Company)
3) B.I. - Weizen (Birrificio Italiano)
Categoria 11: (Birre chiare, basso grado alcolico, di ispirazione belga)
1) Fog (Birrificio Sant'Andrea)
2) Gassa d'Amante (Birrificio del Forte)
3) La 68 (Birrificio Math)
Categoria 12: (Birre chiare, alto grado alcolico, di ispirazione belga)
1) Tripè (Birrificio Lariano)
2) 3-Tre (Birrificio F.lli Trami)
3) Caliban (Birrificio Endorama)
Categoria 13: (Birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione belga)
1) Magnus (Croce di Malto)
2) Moresca (Rubiu)
3) Grostè (Birrificio F.lli Trami)
Categoria 14: (Birre con spezie e/o cereali)
1) Saison (Vecchia Orsa)
2) Zucca Baladin (Le Baladin)
3) Bianca (La Petrognola)
Categoria 15: (Birre affumicate)
1) Preda (Statalenove)
2) Wedding Rauch (Birrificio del Ducato)
3) Fermentum 1111 Invernale Rifermentata (Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo)
Categoria 16: (Birre affinate in legno)
1) Pietra (La Gastaldia)
2) Sedicigradi (Birra del Borgo)
3) Terre (Le Baladin)
Categoria 17: (Birre alla frutta)
1) Scires (Birrificio Italiano)
2) Cassissona (Birrificio Italiano)
3) Rosa! (Via Priula)
Categoria 18: (Birre alla castagna)
1) Norma (Birrificio San Michele)
2) Castagna (Birrificio Artigianale La Fabbrica)
3) Pitruc (La Birra di Meni)
Categoria 19: (Birre acide)
1) Birra Madre (Birrificio Menaresta)
2) BRQ SC3 (Birrificio Italiano)
3) La Luna Rossa (Birrificio del Ducato)
Categoria 20: (Birre al miele)
1) Martellina (Mostodolce)
2) FatAle (Birrificio Lungo Sorso)
3) Nardons (La Birra di Meni)

Prendete il tempo necessario per digerire i risultati. Mi stupisce soprattutto vedere non assegnato il primo posto nella categoria delle Ipa, che immaginavo affollata e "rissaiola" come non mai visto il successo stratosferico dello stile. Prendere una decisione simile, e "scomoda", dovrebbe mettere in luce il valore della giuria... Compliments!
Curiosità: Birrificio Amiata non ha partecipato?
Ultima riflessione in libertà: vedere una birra di Agostino al secondo posto nella categoria "Birre Acide" è un altro indizio che forse i Maya hanno davvero imbroccato la profezia....

7 febbraio 2012

Selezione Birra - L'intervista a Orietta Foschi

L'appuntamento a Rimini è per il 25 febbraio
In un post di qualche giorno fa e intitolato Unionbirrai new frontier... accennavo ai fasti della Fiera di Rimini che fu e alla realtà di oggi. Un discorso che avevo già fatto l'anno scorso e probabilmente anche l'anno prima e che risente, da un lato, di una personale nostalgia del passato (quando a Rimini arrivavano tutti, ma proprio tutti) e dall'altro dalla consapevolezza che è il mercato, sostanzialmente, a essere cambiato. Il post è stato letto anche al quartiere generale di Sapore 2012 e quindi ho colto al volo la possibilità di far parlare direttamente la Fiera in merito alla... Fiera. Le risposte sono di Orietta Foschi, project manager di Sapore.

Dottoressa Foschi, mancano poche settimane a Selezione Birra 2012. Ci può dire quanti espositori "birrari" (tra produttori di birra, importatori, produttori d'impianti) saranno presenti a Rimini? 
«Avremo oltre 150 birre (tra dirette, importate e rappresentate) e una ventina di aziende collegate al settore birraio. La sezione è inoltre interessante non solo per il numero ma per la grande varietà di prodotti esposti»

Nel corso degli anni il volto della manifestazione è radicalmente cambiato. Sono spariti i big, sono aumentati i produttori artigiani. Lei è dell'avviso che Rimini continui a rimanere un appuntamento B2B? Che pareri avete raccolto, l'anno scorso, da parte degli espositori birrari? 
«Mentre ovunque proliferano iniziative per appassionati, eventi promozionali, degustazioni... Selezione Birra resta l'unico evento B2B in Europa che rispecchia le tendenze del mercato birrario e per questo è molto seguito dal trade (i grossisti di bevande e gli importatori) oltre che dai gestori dei pubblici esercizi, sempre alla ricerca di novità per il loro business. Crediamo ancora nella validità del nostro posizionamento, anche alla luce dei risultati soddisfacenti riportati dalle aziende nella precedente edizione. Tanto è vero che abbiamo raddoppiato le aree rispetto al 2011»

Quanto costa avere uno stand a Selezione Birra 2012? Ci sono costi aggiuntivi da sostenere?   
«È possibile partecipare con costi molto contenuti.  Ovviamente il format adottato oggi dagli espositori è puramente commerciale (allestimenti basic, niente spettacoli, degustazioni solo per operatori) e si basa sugli incontri d'affari anzichè sulla promozione dell'immagine aziendale, come avveniva in passato»
Lo scenografico ingresso della Fiera di Rimini

Molti appassionati non "professionisti" si lamentano di non poter accedere alla manifestazione. Avete mai preso in considerazione l'ipotesi di creare dei momenti o degli spazi aperti a tutti? Ovviamente facendo pagare l'ingresso e permettendo agli espositori di poter vendere la birra... 
«Ci sono già tantissimi eventi per gli amatori. Noi vogliamo fornire alle aziende contatti a un livello diverso»

Come vede il futuro di questa manifestazione? Al di là della presenza degli espositori e dei visitatori, la maggior parte degli eventi sono legati alle iniziative dei singoli e delle associazioni. La Fiera potrebbe avere un ruolo più propositivo da questo punto di vista. Ci sono dei progetti al riguardo?  
«I convegni e le degustazioni hanno dei contenuti molto tecnici e specializzati e solo dei professionisti di settore possono idearli. Il ruolo della fiera in questo caso è di coordinamento e supporto. Spesso proponiamo aree speciali o format diversi o iniziative particolarmente innovative perchè abbiamo la necessità di anticipare le tendenze dei mercati. Lo scorso anno ad esempio abbiamo proposto ad alcune aziende leader interessate al trade di occupare delle aree adibite a salotto, per il 2012 abbiamo progettato dei "sampling box" e un programma fuori salone, altre idee sono in fase di perfezionamento.
Il futuro della fiera? La tendenza del momento è rappresentata proprio dalle birre artigianali, che a Rimini sono state ospitate e promosse già 10 anni fa! Il format futuro sarà sicuramente diverso, ma sempre in linea con quelle che saranno le tendenze del mercato».


30 gennaio 2012

La prima volta non si scorda mai

Le Birre della Merla
Io e Valentina decidiamo il blitz alle Birre della Merla venerdì. D'accordo, avremmo dovuto fare ritorno a Milano in serata, per una cena con degli amici, ma dopo aver considerato le distanze eravamo fiduciosi di poter passare qualche ora a una manifestazione di cui avevamo sentito parlare in termini entusiastici. Il freddo non ci spaventa anche perché, non essendo obbligati a restare alle spine (che stanno al freddo e al gelo) tutto il giorno, potevamo evitare una vestizione "multistrato" e optare per un classico abbigliamento invernale. L'idea poi di vedere i birrai addobbati come dei boscaioli dell'Ontario aveva un suo perché. Ergo, scaldiamo i motori e, sabato poco dopo le due del pomeriggio, varchiamo il portone della Locanda del Grue.
Molte facce note, a partire da un Kuaska in ottima forma (alla faccia degli anni) e poi Riccardo Franzosi, birraio ospite di Montegioco, Beppe Vento del Bi-Du, Cesare Gualdoni dell'Orso Verde, Dano del Troll, Schigi di Extraomnes. Vengo edotto immediatamente del concorso per homebrewer che si sono cimentati nel "Miele della Merla", imparo la differenza tra un "mead", un "braggott" e un "metheglin", e ne agguanto uno (etichetta numero 13). Lo trovo fantastico e penso non solo per l'effetto novità, ma non so come si è piazzato al concorso e quindi me ne sto zitto... Tuttavia mi riprometto di approfondire l'argomento e spero davvero di averne l'occasione...
Trovo anche delle grandi birre: dalla Ley Line di Beppe alla Rebelde "randalizzata" di Cesare, la Straff mi convince che tutta la linea di Extraomnes è di valore, anche quando finisce a sfumare un risotto leggermente "mattonato" come consistenza, ma di equilibrata armonia come gusto. La Confine tagliata con grappa di Chianti mi segnala qualche scricchiolio nella mia tenuta. Ha dei profumi da centerbe, da amaro fatto da monaci sconsacrati in qualche cripta, ma è un giochino penso tipico "da Merla" e le chiacchiere con Beppe, che ogni volta mi regala perle di saggezza imprevedibili, e con Cesare valgono qualsiasi psicotica sperimentazione. Il tempo stringe e la neve cade copiosa. Da inguaribile ottimista non mi preoccupo. E lascio il tempo scorrere in una fitta quanto utile conversazione con Stefano Ricci, che mi regala parecchi spunti di riflessione sul futuro (devo ancora metabolizzare tutto, ma sento alcuni semi germogliare...), poi con Anna Managò e Alessio Leone (gli Ike e Tina Turner della birra artigianale italiana, senza botte e separazione però).
E... il "merlo" delle birre...
La parte razionale e lungimirante di me (mia moglie) mi fa capire che le cose potrebbero mettersi male. La neve attacca come colla e, quando saliamo in auto, mi rendo conto che essere realisti, quasi sempre, significa essere intelligenti.
Ok, impostiamo il navigatore direzione Milano e il nostro, da brava intelligenza artificiale, ci disegna la via più breve per agguantare l'autostrada. Più breve, mica la migliore. Il viottolo di campagna sfuma tra la nevicata sempre più vorticosa e i campi che mi ricordano l'Adriatico di notte attraversato in traghetto da Brindisi a Patrasso. In una parola: minacciosi. Scelgo la velocità di crociera: 40 kilometri orari e mi sembra di stare fermo. Ma dopo l'ennesima curva secca a destra scopro che non lo sono. Tento la correzione con il volante. L'auto mi ignora. Tento il tocco delicato sul freno: l'auto sa di aver avuto un precedente proprietario e, evidentemente, di me ancora non si fida. Niente. Si va dritti verso il fosso del nostro tormento... Abbiamo il tempo di pensare che sono un imbecille. Io lo penso, credo lo pensi anche Valentina e sono abbastanza sicuro che lo stia pensando anche la Chicca, il nostro cane che stamane mi ha chiesto con lo sguardo di poter tornare da mia madre.
L'auto si adagia con un colpo secco sul mio lato, inclinata come la Costa Concordia... Ho appena inventato il "parcheggio alla Schettino", olé... Arriva di corsa un signore che aiuta la Vale ad uscire. Ci informa che anche lui è uscito di strada cento metri più avanti. "Mal comune mezzo gaudio", me lo tengo per me, anche perché il tizio ha appena chiamato il carro attrezzi. Riesco a twittare l'accaduto (ma si può?!?), raccogliere la solidarietà di Alessio Leone e farmi rimettere sulla carreggiata. Incredibilmente nessun danno, a parte qualche ammaccatura per la Vale, mia e dell'auto, ma possiamo riprendere il viaggio (dopo aver spento il navigatore come punizione). Andremo a passo d'uomo fino al primo autogrill, Milano ci accoglie semplicemente bagnata per la pioggia e ce ne andiamo a cena dagli amici con un ritardo di due ore. Le birre di Extraomnes che mi ha gentilmente regalato Schigi (a proposito, grazie ancora) sono integre, segno evidente che la qualità, per essere vera, deve anche essere durevole.
Questa è stata la mia prima Merla. Dubito fortemente di scordarmela. Dubito anche di non iscrivermi a un corso di guida su ghiaccio oppure di non insegnare al mio cane come si tira la slitta....

18 novembre 2011

Vallonia gastronomica 2012

Art Nouveau a Bruxelles
Per quanto si possa diversamente immaginare, buona parte dei cosiddetti "eventi" ai quali i giornalisti "food&beverage" sono invitati si risolvono in qualche ora di noia distillata. Si salutano colleghi che non vedono l'ora di monopolizzare qualsiasi conversazione raccontando la loro brillantissima carriera (il più delle volte gonfiata ad hoc) e celebrare il loro "superomismo", si fanno gare di equilibrismo per tenere, in una sola mano, piattino, forchetta, bicchiere colmo e tovagliolino di carta, fondamentalmente si sta in piedi. Al massimo si tenta di fare due domande a qualcuno che non ha voglia di risponderti, magari uno chef pluristellato che ha appena installato lo sguardo di Maria Antonietta, quando ancora non le avevano dato la notizia che l'attendeva la ghigliottina.
Insomma, dico questo perché ogni tanto ho paura che l'esercito di futuri giornalisti, critici gastronomici, comunicatori che sta bussando alle porte del mestiere grazie alla moltiplicazione "modello conigliera" di corsi, master, contromaster, seminari e scuole per corrispondenza, non sappia bene a cosa sta andando incontro.
Copyright: Ufficio Belga per il Turismo
Tuttavia ci sono delle eccezioni. Ieri sera, ad esempio, era una di queste. Certo, il fatto che l'ente organizzatore (l'Ufficio Belga per il Turismo - Bruxelles e Vallonia) avesse con sé una nutrita pattuglia di birre deponeva già a suo favore. Aggiungiamoci una rassegna di formaggi (ottimi quelli di Chimay), un filetto di manzo (l'autoctono vallone Blanc-Bleu), cozze, patatine fritte, praline e gaufre (le migliori mai mangiate) ed ero già nella condizione di sopportare qualunque forma di Ego in libera uscita. La serata, passata tra un sorso di Cantillon Lambic Bio, uno di Taras Boulba, uno di Rulles Triple, uno di Chimay Reserve (un sacco di sorsi, insomma) e chiacchiere simpatiche portava con sé una notizia assai interessante. Ovvero che il prossimo anno, Vallonia e Bruxelles celebreranno la gastronomia locale. Il che significa certamente birre, cozze e patatine, ma anche tutta una serie di eccellenze meno note di questa terra. Come ad esempio i boudin. Il nome gentile non deve trarre in inganno, si tratta di sanguinaccio verso il quale io ho sempre dimostrato una certa freddezza (chiamiamola così) da quando una gentile signora dello Yorkshire decise di servirmelo a colazione in proporzioni da minatore gallese. Il boudin invece ha sapore morbido e gentile, in alcune versioni (ne ho provato uno amalgamato con uvetta) è quantomeno delizioso e, insieme al prosciutto delle Ardenne, dà un valore aggiunto al viaggio in Vallonia. Perché, d'accordo che alla maggior parte di chi legge questo blog le birre bastano e avanzano, ma spesso a furia di praticare una specie di "monoteismo" alimentare si corre il rischio di diventare degli integralisti fastidiosi fino all'ilarità (altrui). Se poi del "monoteismo" si comincia anche a scriverne, il passo verso la trasformazione nell'ennesimo clone del "io so io, e voi nun siete n'cazzo" (Marchese del Grillo docet) è questione di pochi secondi...

13 ottobre 2011

I like Montegioco

Riccardo Franzosi e le sue botti
Titolo facebookiano ma pertinente alla nuova linea editoriale (detta così sembro il direttore dell'Economist) di Birragenda. Ovvero, parlare di birra. Mi sono reso conto che gli ultimi post suonavano un po' troppo tra il depresso e il menagramo, oltre a interessare poco i lettori ai margini del giro più stretto. Ergo vi racconto in prima persona un minievento che mi ha visto gaudente comparsa qualche giorno fa al The Hub Hotel di Milano. E lo faccio per un semplice motivo: se alla fine della lettura vi avrò convinto spero andiate a cercare queste birre per bervele e, se volete, dirmi cosa ne pensate. Le birre sono quelle di Riccardo Franzosi, detto eufemisticamente Riccardino (è tutto tranne che piccolo e mingherlino), birraio del Birrificio Montegioco in provincia di Alessandria. Un nome noto e non solo al circolo degli eletti ma che non ho bevuto con la costanza che meriterebbe. Il che comporta due tipi di conseguenza: quella negativa è che mi sono perso delle birre davvero notevoli, quella però positiva è che quando le ritrovo mi commuovo...
La serata al The Hub fa parte di una serie di microeventi organizzati dalla Divisione Il Gusto delle Edizioni Gribaudo con partecipazione di birrifici e birrai in un'atmosfera intima (fino a un certo punto...) e rilassata. Non riesco ovviamente a esserci sempre (per lo stesso motivo per il quale non riesco a bere con continuità ovvero da quando ho scoperto che scrivere e scrivere da sobri, checché ne dicano i poeti beat, è molto più redditizio), ma quando vado vengo ampiamente ripagato. Come appunto nel caso di Riccardo che ho scoperto essere un personaggio con il quale è divertente scambiare opinioni e considerazioni, serie e facete. Se lui quindi è simpatico, le sue birre sono eccellenti. Sono partito con la Runa Bianca, una blanche elegante e leggermente speziata, tranquilla a sufficienza per permettermi di parlare (e comprendere) anche un produttore di riso del Pavese che mi ha edotto, almeno superficialmente, sulle problematiche del suo lavoro: dalla quasi assenza delle rane (e questa non è una cazzata, ma un problema serio) alla immutata esistenza delle mondine. Per me che ricordo ancora le gambe della Mangano (mia nonna d'accordo, ma quando ero piccolo ancora non lo sapevo) in Riso Amaro, è stata una bella sorpresa.
Il logo del Birrificio Montegioco
Come sorprendente ho trovato la Demon Hunter. Il nome, lo posso confessare, mi ha sempre fatto venire in mente atmosfere gothic-metal (genere che non amo proprio alla follia), ma l'impatto aromatico è stato memorabile. Un bouquet quasi marmellatoso, di pesche, equilibrato da una vena fresca di liquirizia. Rotonda e persistente, era la birra per fare tutta la serata approfittando dei comodi divani dell'hotel. Tuttavia sono passato alla Open Mind, prodotta con mosto di Barbera, e qui sono entrato in confusione (con quale delle due andare avanti?). Qui i profumi erano più delicati e articolati, ma assolutamente intriganti, e al palato la Barbera, presumo, conferiva una bella acidità che ti faceva sempre tornare la voglia. Ho chiuso comunque con la Runa, sbagliando così la sequenza degli assaggi, per confermare che Riccardo Franzosi è un grande birraio. Sono certo di aver scoperto l'acqua calda, ma mi faceva piacere dirvelo, proprio perché in mezzo a tante elucubrazioni su definizioni di "artigianale", movimenti e associazioni e i destini del mondo, un'incensata a un bravo birraio mi pareva ci stesse proprio bene. :-)

26 aprile 2011

Mangiarsi le mani

Odio questa sensazione. Quella, ad esempio, che mi prende sempre quando esco da una fiera e mi viene in mente che non sono stato a visitare quel produttore oppure non ho salutato quel tizio che vedo solo una volta l'anno. E' la sensazione che provo quando organizzo un viaggio di lavoro e poi, all'ultimo momento, salta fuori qualcosa che me lo fa annullare. Infine, è più o meno la stessa sensazione che ho quando organizzo una cosa e poi scopro che nello stesso periodo se ne fanno altre che mi interessano nella stessa misura. Tuttavia è una sensazione con la quale sto imparando a convivere, visto che non ho il potere di dettare i calendari. Ergo da giovedì 28 a lunedì 2 maggio sarò, saremo con Valentina, impegnati in un viaggio stampa nel Salento. Vista la foto presa a caso qui sotto, non ho proprio nulla da lamentarmi, lo so, ma ci tengo a dire
Costa Salentina

che, se fossi dotato di teletrasporto o avessi il dono dell'ubiquità, mi sparerei allegramente la tre giorni della United Indi Pubs, a Vezzano sul Crostolo in provincia di Reggio Emilia. Il primo maggio invece farei certamente un salto a Piozzo, per l'Open Day 2011. Nel primo caso, la lista delle birre presenti è sufficiente a stimolare qualche centinaio di kilometri anche se fossero servite su bancarelle poste sotto un ombrellone, in più la tavola rotonda sulla birra artigianale e i suoi canali distributivi si preannuncia quantomeno stimolante. Nel secondo caso, quello "piozzese", la presenza in contemporanea di Jean Van Roy - Cantillon, Greg Koch e Mitch Steele - Stone Brewing, Rudi Ghequire - Rodenbach e Rob Tod - Allagash per parlare insieme a Teo e Kuaska su "Affinamento e fermentazione in legno", basta e avanza per farmi il solito saliscendi per le colline langarole che portano al "villaggio Baladin". Insomma, chiunque abbia un minimo di passione birraria può capire il mio stato d'animo. Mi piacerebbe molto che qualcuno registrasse, traducesse e mettesse per iscritto gli atti del convegno di Piozzo (ho già provato a buttarla lì a qualcuno di Le Baladin) e potrebbe essere interessante se altrettanto si facesse per la tavola rotonda all'United Indi Pubs. Credo che cominci a essere importante, nel mondo della birra artigianale, fissare alcune tappe che potrebbero, uso il condizionale, essere utili in futuro. Intanto, io continuo a tenermi questa maledetta sensazione....

30 novembre 2010

Tutti a Prato!

Beh, almeno noi. Ma speriamo anche altri ovviamente, visto che la prima edizione di Eccellenza Birra si annuncia interessante per ospiti, birrifici presenti e città che merita la visita. Ordunque il debutto dell'ennesima manifestazione legata alle birre di qualità (qualcuno riesce a contarle tutte?) si distingue per il "direttore artistico" ovvero Lorenzo Kuaska Dabove e per l'opportunità di assaggiare tutte o molte delle produzioni toscane, terra consacrata al vino ma che indubbiamente in questi ultimi anni ha ricordato le sue ascendenze etrusche e pertanto brassicole. Si parte il venerdì, 3 dicembre, in mattinata con il convegno "Il mondo delle birre artigianali in Italia", moderato da Kuaska e con la partecipazione di Teo Musso e di Carlo Canegallo, presidente MoBi, più altri. Argomento mare magnum che tuttavia è sempre interessante ascoltare e/o partecipare, se non altro per portare idee, esperienze e riflessioni su un momento che io definisco di "passaggio" per la realtà artigianale made in Italy. Staremo, ovviamente, a sentire...

La locandina della "tre giorni" di Prato

Nel pomeriggio spazio alle visite degli stand dei birrifici presenti e laboratori di degustazione: da quello su "cioccolato e birra" del venerdì, a quelli del sabato su "territorio e birra" e "sigari e birra" (con Terry Nesti, punto di riferimento per gli amanti del tabacco "puro"). Insomma, molta carne al fuoco, presenze di qualità in arrivo anche dall'estero, e soprattutto convegno del venerdì da non perdere.

23 novembre 2010

L'Isola che non c'è

Seconda stella a destra, questo è il cammino... Scusate la banalità, ma ogni volta che sento le parole "l'isola che non c'è" mi scatta il refrain di Edoardo Bennato. Sarà colpa degli Anni Ottanta attraversati incolume, più o meno. Ma in questo caso parliamo di un isola diversa, natalizia e birrosa, in programma il prossimo 26 e 27 novembre in quel di Suisio (Bergamo). Organizzato dalla Compagnia del Luppolo e dalla Locanda del Monaco Felice, l'evento si preannuncia come una ghiotta occasione per assaggiare birre natalizie e invernali in genere made in Italy, assaggiare la cucina del Monaco e godersi due serate di musica dal vivo.

La locandina: ante


La locandina: retro
Di sicuro interesse i birrifici presenti in piazza Giovanni XXIII: si va dai più noti, celebri e celebrati Birrificio del Ducato, BiDu, Babb e Orso Verde, per poi andare sul Birrificio Civale e il Birrificio Hibu. Con l'aggiunta più che interessante dei debuttanti bergamaschi ovvero dell'Endorama e del Via Priula. Insomma, abbastanza per togliersi la sete e la curiosità culturalbirraria (qualunque questa cosa voglia dire). Le birre saranno disponibili in formato da 30 cl e da 10 cl al prezzo di 3,50 euro, nel primo caso, e 1,50, nel secondo.