19 febbraio 2009

Brewmarketing


Certo, come spiega Rocco Siffredi, la patata tira. Ma, ultimamente credetemi, tira molto di più la birra. Alcuni sintomi sembrano chiaramente dimostrarlo. Non solo le aperture di brewpub e di microbirrifici si susseguono a ritmo da tachicardia, ma adesso ci sono anche delle curiose operazioni di marketing che onestamente non avrei mai intuito. Da qualche mese a questa parte è infatti in libera circolazione la Birra Milano, marchio storico ed estinto, ma ritornato in vita con un repentino colpo d'ala. Chi l'ha assaggiata non ne è rimasto particolarmente colpito e la birra non sembra essere prodotta in Milano e nemmeno in Lombardia. Il produttore è il Birrificio Paguba, provincia di Treviso. Un emerito sconosciuto per me. Ma per l'appunto, in tempi di tachicardia per essere aggiornati bisognerebbe avere un'Ansa sottomano...

Due giorni fa, tra le calli e campielli di Venezia, ecco un altro flash. La Birra Venezia! Marchio storico anch'esso, leggete l'ottimo volume intitolato Birrerie Storiche d'Italia di Michele Airoldi (http://www.collezionandobirra.com/), che tuttavia è prodotto da Arte Birraia, nel Bellunese. Due iniziative fotocopia a distanza di poche settimane: straordinario! Straordinaria soprattutto l'immagine che la birra sta acquisendo in Italia nell'ultimo periodo perché, francamente, non saprei in che altro modo spiegarmi questi due, redivivi, marchi birrari che, magari mi sbaglio, appaiono più due operazioni di business che frutti del "sacro fuoco" per l'arte brassicola. E se lo sono, vuol dire che c'è gente disposta a investire nel settore, anche se quanto non lo so; che ha annusato la moda della birra artigianale e va al traino... Eggià, mi sa che gli anni del pionierismo sono proprio finiti... Oddio, meglio la Birra Milano o Venezia piuttosto che quella del Duce o del Che, ma il semplice fatto che siano nate (o rinate) queste due birre è, a mia sensazione, il segno dei tempi... Anche se sono i tempi dei soliti "furbetti del quartierino" all'italiana perché non rinascono le birrerie, ma solo i marchi... Non risorge l'arte del "brewing", ma nasce quella del "brewmarketing"....
P.S. Ho assaggiato la "Bionda" (sic!) Birra Venezia è francamente mi è parsa davvero poca cosa...

17 febbraio 2009

Vedi Rimini e poi...


Avverto i lettori che ho scritto il titolo di questo post solo con una mano, mentre l'altra era sotto il tavolo... Non si sa mai... Comunque eccoci di nuovo qui dopo la "toccata e fuga" in quel di Rimini. Che dire... La definizione migliore della fiera l'ho trovata nel completamento di una mia frase lasciata a metà ovvero "Pianeta Birra ha un piede nella fossa..." e il mio interlocutore, al momento non ricordo chi fosse ma può legittimamente rivendicare i suoi diritti, l'ha chiusa dicendo: "e l'altro su una buccia di banana...". Eggià, Pianeta Birra boccheggia come un pesce appena tirato fuori dall'acqua. Padiglioni chiusi, meno gente del solito (anche se da un certo punto di vista questo non è il male assoluto), voci insistenti di future diserzioni (il che equivarrebbe a giocare alla roulette russa con il caricatore pieno) e clima a tratti deprimente. A tratti perché qualche luce accesa è rimasta: lo stand Interbrau letteralmente preso d'assalto ma organizzato con grande razionalità (avevano pile di biglietti da visita di locali da inserire nel loro database), e lo spazio dedicato ai microbirrifici dove si potevano assaggiare le novità e interloquire con i birrai. Tralascio come sempre gli stand con belle ragazze inguainate da capo a piedi che omaggiano giovanotti in piena tempesta ormonale con strani intrugli coloratissimi e confezioni a dir poco inquietanti, ognuno è libero di fare della sua vita quello che crede... Momenti di approfondimento, dibattito, degustazione affidati come sempre alla buona volontà degli operatori. Il che è bello, ma dalla fiera sarebbe lecito aspettarsi qualcosa in più... Nel poco tempo che mi sono concesso ho bazzicato solo gli artigiani (a lungo), Interbrau (per un saluto) e Beer Concept (una decina di minuti), quindi non ho problemi a rivedere il mio giudizio in base ai vostri commenti... Ma dubito di doverlo stravolgere completamente...
Per l'ennesima volta, per come è concepita, questa fiera ha fatto il suo tempo. Rimane il fatto che è bello rivedere un sacco di vecchi amici, dare un volto a mail e contatti Facebook, provare nuove birre e tenersi aggiornati su come va il nostro mondo... Qualche spunto lavorativo inoltre si trova sempre, ma la discesa verso il baratro mi appare evidente (anche per i costi organizzativi di una fiera del genere che per essere giustificata, immagino, debba dover girare a una certa "velocità"). Eppure, dentro di me lo so, se Pianeta Birra venisse a mancare ne sentirei un po' la nostalgia. Ma d'altro canto, sento la nostalgia di quello che era nel passato... Oh, vabbé, i ricordi sono sintomo di senilità e quindi per ora vi saluto... A un prossimo post il commento sul convegno in tema di mercato della birra (ospiti Sandro Vecchiato, Manuele Colonna e Agostino Arioli).

11 febbraio 2009

Tutti a Rimini... ancora una volta?


Cavoli, come sempre quando entro in una fase di delirio lavorativo e il mio rapporto con il notebook si fa rovente, il mio blog patisce. Ma tant'è, di ragione bisogna fare virtù (almeno mi pare si dica così). E allora eccoci di nuovo in prossimità della Fiera di Rimini, ancora una volta (per me la dodicesima come gli apostoli o come la "notte" di Shakespeare): un evento manifestazione che ogni anno mi sembra sempre meno imperdibile per molte ragioni. Una su tutte: calano i protagonisti e per chi, come me, scrive di birra per buona parte del suo tempo, la cosa ha una sua rilevanza. Ma una toccata e fuga non si può negare, ergo ci prepariamo alla discesa sul'Adriatico... Lasciando perdere le assenze che quest'anno oltre alle major coinvolgono anche medi produttori come Menabrea e artigianali come 32 Via dei Birrai, gli spunti che più mi colpiscono (a priori, vedremo poi a posteriori) sono la nuova Unionbirrai, orfana di alcuni personaggi storici, la nascita del fantomatico Mo.Bi. (mi sembra con i personaggi storici ex Unionbirrai), il report del primo anno di attività di Consobir (di cui francamente ho perso le tracce dopo la presentazione, ma forse è colpa mia e faccio nel caso ammenda), la presentazione del marchio "Birra Artigianale Unionbirrai" con tanto di nuovo logo. Di primo acchito, un gran bel fermento... Ma qualche punto di domanda, nella mia testa, sta crescendo... Con le sigle ho poca confidenza, e lo stesso vale per le associazioni. Ho dei dubbi personali nel senso che mi chiedo, ad esempio, quanto di "dissenso filosofico" ci sia in tutto questo e quanto di "ansia da protagonismo"... Lo dico con estrema precauzione perché, ripeto, al momento sono dei semplici dubbi e poi io faccio l'osservatore, non ho molta voglia di schierarmi o di fare crociate se non quella per la birra artigianale tout court. Inoltre, non ce la faccio a essere a Rimini il 14, ovvero quando presenteranno il MoBi e, in contemporanea, il primo anno di Consobir... Cercherò di informarmi. E di capire...

18 gennaio 2009

Bere una birra con...


In un momento in cui i miei neuroni se ne stanno belli rilassati sotto l'ombrellone a bere gin tonic e vodka martini mi è tornato in mente quel passaggio di Fight Club, il film, in cui uno dei due protagonisti (credo Brad Pitt) chiede all'altro con chi, pensando a personaggi famosi, gli piacerebbe battersi... Ebbene, visto che anche in questo preciso momento i miei neuroni sono tranquilli, ho pensato di proporre, in versione birraria, il "giochino" di Fight Club. Ovvero, con chi vi berreste una birra e, naturalmente quale?
Avverto subito che non valgono parenti, amici, viventi o meno, ma sono ammessi solo personaggi più o meno famosi, loro sì viventi ma anche no... Quindi va bene ad esempio una Imperial Stout della Samuel Smith con William Wallace oppure una Bibock con Franco Baresi... Fate voi per, diciamo, un massimo di tre scelte...
Io confesso che berrei volentieri una Courage Best Bitter con Ernest Hemingway (anche più di una), una Oatmeal Stout con sir Winston Churchill e... boh, troppo difficile così su due piedi fare la terza scelta. I miei neuroni si sono riattivati improvvisamente e adesso stanno litigando tra di loro per, appunto, decidere chi sarà la mia terza opzione. Così, per ora chiudo qui, e mi metto a fare cose più serie di questi giochini...

8 gennaio 2009

Sweet dreams are made of this


Anno nuovo, vita boh... Troppo presto per dirlo, ma disceso a malincuore dal paesino di montagna da 400 abitanti dove puoi passeggiare in mezzo alla strada e il fruttivendolo chiude la porta del negozio, lasciando le chiavi all'esterno, per farsi un'ombra al bar (a Milano l'avrebbe trovato svuotato e già con i cinesi dentro...), sono ora pronto a ripartire. Della lunga maratona enogastronomica avviata qualche giorno prima di Natale e conclusa l'ultima notte dell'anno, il mio ricordo più commosso va alla "fiorentina" da oltre due kili che nella foto ha raggiunto il punto di cottura perfetto nel camino di Stefano, carissimo amico dalle mille abilità... Carne meravigliosa accompagnata da Brunello di Montalcino che mi ha fatto tornare in mente la simpatica domanda, quasi un rito, che facevo alla fine delle interviste ai cosiddetti vip durante il periodo trascorso a Civiltà del Bere (anche se non sempre la utilizzavo...) ovvero: se domani mattina venisse fucilato, cosa ordinerebbe come "ultima cena"? E mi piaceva molto l'idea che, anche chi si dilettava di cucina creativa e frequentazioni di chef stellati, rispondeva poi con piatti molto semplici: dai primi di pasta, al pesce alla griglia fino alla pizza. Piatti d'affezione, sicuramente. Io, la mia risposta, l'avevo scelta da tempo ed era, appunto, quella che vedete nella foto con relativa bottiglia di Brunello (la Riserva Il Greppo di Biondi Santi, possibilmente). La mattina dopo avrei affrontato la pallottola con maggiore serenità anche perchè, si sa, l'odore della polvere da sparo si sposa bene con l'aroma di legna e di leggera bruciatura della carne e con l'altera astringenza e nobiltà di carattere del Brunello suddetto... Sono o non sono un sommelier Ais? ;-)

14 dicembre 2008

Una Vudù al Voodoo


Grande, grandiosa serata quella dello scorso 10 dicembre al Voodoo Child Pub di Caltana, Venezia, mio personale "posto delle fragole" birrario, come ho giò avuto modo di scrivere, per la presenza di ospiti ospitanti come Vaner, Federica e Denis, di una guest star del calibro di Agostino Arioli e di personalità con cui è sempre interessante dialogare come Sandro Vecchiato, titolare di Interbrau. Grande serata soprattutto perché, vista la vicinanza da casa e la mancanza di un preciso scopo professionale, ho semplicemente fatto il consumatore consapevole.
Consapevole del fatto che di Extra Hop se ne fa sempre troppo poca (argh!), che la qualità della Bibock è così costante che sembra quasi banale sottolinearla e che la Vudù è stata un'intrigante, godibilissima sorpresa. Di Extra Hop mi sono fatto riempire il bicchiere a ogni giro e della Vudù, con i suoi profumi di banana matura, toffee e torroncino (complice il clima natalizio continuavo a pensare ai Condorelli...), ho fatto il bis. Chiacchierare di birra e dintorni con Ago, Sandro e Vaner è fonte di arricchimento e il fatto di farlo al Voodoo è stato ancora meglio. Percepire la loro dedizione e passione nutre la mia scrittura (wow, bella frase! me lo dico da solo...). Ed ecco quindi la foto che sintetizza la serata: da sinistra io, Ago, la Vale e Vaner. Sopra di noi, la buonanima di Hendrix ci benedice...

8 dicembre 2008

Il cambiamento del Beppe


Ricevuta la notizia, io un po', lo confesso, ero dispiaciuto. Il mio navigatore satellitare invece ha messo su, per l'occasione, la marcia trionfale dell'Aida. Quando infatti dovevo raggiungere il Bidu di Beppe Vento il piccolo TomTom stabiliva con certezza assoluta che stavamo entrando in una sorta di lattiginosa brughiera, senza strade nè case. Poco male, perché comunque con il solo ausilio della fede in Sant'Arnoldo, patrono dei birrai, al Bidu ci si arrivava comunque. Ora però non sarà più necessario perché il 5 dicembre Beppe ha chiuso l'attività di somministrazione per dedicarsi esclusivamente alla produzione. Una scelta comprensibile visto che il mestiere di birraio sarà anche il più "figo" del mondo, come ha dimostrato un recente sondaggio, ma in quanto a fatica e orari non scherza. Allora le birre del Bidu andate a berle in quel di Bizzarone, in via Milano 1, al Ristorante Pub Le Birre del Bidu (nomen omen) mentre se volete incontrare Beppe di persona, e magari dargli una mano con qualche sacco di malto, si deve cercare la nuova sede ovvero un capannone nella zona ma di cui, al momento, mi son scordato l'indirizzo. Ma il 5 è stata comunque l'occasione per farsi un paio di bicchieri in compagnia: una superlativa Beertiglio che personalmente mi conferma nell'idea che preferisco le birre artigianali italiane al miele (Erika, Nectar,...) rispetto alle altre di provenienza belga o francese, una solidamente buona Artigianale, con un amaro che mi ha verniciato a lungo il palato, e un'interessante pils (?) dell'esordiente birrificio Toccalmatto di Fidenza. A Beppe Vento, uno dei birrai più bravi d'Italia, l'augurio di godersi la parte del lavoro che ama di più; per chi vorrebbe le sue birre più diffuse la speranza da oggi si fa concreta. E una riflessione finale: un Beppe Vento impegnato su più fronti ha saputo creare un numero enorme di birre diverse, cosa succederà adesso che può dedicarsi solo alla creazione e alla produzione? E, a breve, con un impianto nuovo e più grande? Aspettiamoci altre meraviglie...

27 novembre 2008

La bionda di Mr. Peroni


Più vado avanti nella lettura e più mi convinco di aver fatto bene a comprarlo. Sto parlando del volume intitolato "La bionda della mia vita", firmato da Rudi Peroni insieme al giornalista Giuseppe Mazzei. Editore Sperling & Kupfer, costo 16,50 euro. Rudi Peroni è stato l'ultimo amministratore delegato dell'azienda omonima prima del passaggio di mano alla multinazionale Sab Miller (a parte l'ultima breve parentesi del figlio Franco) e ha un bagaglio di memorie personali e imprenditoriali davvero interessante. Al di là della storia della famiglia, nel botta e risposta con Mazzei Mr. Peroni mette in luce le difficoltà per una azienda italiana nel competere su un piano internazionale con le altre società come Heineken, Carlsberg, etc... Difficoltà dovute a un deficit strutturale del sistema Paese per le lentezze burocratiche, la carenza di flussi creditizi necessari agli investimenti e alla crescita, la totale assenza di una politica industriale sana.

Insomma, un affresco di sessant'anni di storia birraria italiana che apre gli occhi ma, allo stesso tempo, immalinconisce un po' perché appare chiaro l'arretratezza e la miopia dei nostri governanti: sintomatico ad esempio l'aneddoto della espropriazione di una parte del terreno dove sorge lo stabilimento per edificarvi una scuola e la conseguente costruzione di abitazioni in un'area che doveva essere di sviluppo industriale. C'è di che riflettere su questo libro di 146 pagine che si legge rapidamente.

20 novembre 2008

Venezia, la birra e tu


Facendo il verso a un vecchio film di Dino Risi riporto con gioia l'annuncio del primo Venezia Beer Festival. Con gioia perché a organizzarlo sono i ragazzi del Voodoo Child Pub di Caltana (http://www.voodoochildpub.it/), ovviamente in provincia di Venezia, che è stata una delle birrerie dove sono stato "svezzato" ai piaceri della birra (solo quelli comunque, non mettetevi strane idee in testa). Denis, Vaner e Federica sono delle splendide persone che stimo molto e che un po', vero Vaner..., invidio per tutti i giri e le esperienze birrarie che hanno vissuto in prima persona. In pratica Vaner e Federica sono la coppia più "luppolata" che conosco... Per questo e per altri motivi che non vorrei cadessero in un intimistico Amarcord consiglio vivamente di mettersi in calendario le tre giornate di gennaio che vedete in locandina per concedervi un break veneziano con birre da tutto il mondo. La garanzia è a doppia mandata: i ragazzi del Voodoo e l'ineffabile Kuaska che vale sempre il biglietto (che peraltro non c'è) dovesse anche ripetere per la milionesima volta che "non esiste la birra, esistono le birre". Il Voodoo Child è un tempio della birra, 'azz delle birre, ormai storico, di successo quando eravamo ancora ragazzini che bevevano Chimay come fosse una roba stranissima, ritrovo di motociclisti puri e duri (e forse in via di estinzione, boh...) e tappa obbligata dai neopatentati fino ai padri di famiglia. Taglio corto perché mi rendo conto che rischio di diventare sentimentale. Io farò di tutto per essere presente almeno a una serata perché se vale il detto "Venezia... almeno una volta nella vita", altrettanto si deve dire "il Voodoo Child... almeno una volta nella vita".

14 novembre 2008

Ops, mi è caduta la guida


Mi dispiace, ma notizie del genere per un giornalista sono come il miele per le api. Come molte persone ho anche io tra le mani, da qualche giorno, la Guida alle birre d'Italia di Slow Food, prima edizione 2009. Un lavoro che sicuramente mancava nel panorama editoriale di settore. Per la prima volta si è tentato di dare un volto, e soprattutto, un giudizio a centinaia di birre artigianali. I voti, come sempre accade, sono soggetti a commenti, approvazioni e critiche. Ma quando sono attribuibili, ovvero quando qualcuno se ne prende la responsabilità, li si può accettare come opinioni di un gruppo qualificato. Oppure no, vedete voi.
Quello che invece è più difficile capire è quanto è emerso oggi da parte di un birraio assai noto e apprezzato, ovvero Fabiano Toffoli di 32 Via dei birrai, che appare assai adirato nei confronti del team della guida. Il motivo lo si può leggere a pagina 158 della Guida dove al birrificio 32 sono attribuite le birre Hill, Moor e Wood, etichettate Ca' Foresto. Il problema è che Fabiano non produce quelle birre. Che 32 Via dei birrai evita accuratamente, per politica aziendale, di servirsi di distributori. Che Ca' Foresto è proprio un distributore.... Insomma, un errore madornale o una disattenzione pesante. Strano, visto la tradizionale professionalità di Slow Food e visto la competenza, a prova di bomba, degli estensori della Guida...
La possibilità che, una volta dato il "si stampi", in un volume si trovino refusi, piccole dimenticanze, errori di ortografia, è praticamente normale in quasi tutte le case editrici, sia di riviste sia di libri, ma quello di 32 Via dei birrai sembra un eccesso di confidenza, non in Fabiano forse semmai in un sito internet, che si è tramutato in un cono d'ombra sulla Guida. Che, come dice il titolo di questo post, ahimé, mi è caduta...
Come concludere allora... Fabiano che smentisce, e avrebbe ragione anche di andare oltre, la Guida non è una bella cosa. Francamente ha preso in contropiede pure noi ma, eventualmente, siamo qui per accogliere "controsmentite", chiarimenti o, non si sa mai, altre "cadute"...

Italians do it better


Nessun riferimento alla signora Ciccone e nemmeno a Rocco Siffredi. Gli italiani che lo fanno meglio sono evidentemente i produttori di birra artigianale che fanno ormai capolino anche dove non te lo aspetti. Così, direttamente dalla tre giorni ad Amsterdam, ecco sugli scaffali del beershop De Bierkoning (http://www.debierkoning.nl/) alcune italiche referenze, che potete anche trovare nella foto, e che vanno attribuite, per i miopi, al Birrificio Italiano, al Troll, al Birrificio Menaresta e ad Almond '22. Confesso che, pur non avendo il benché minimo merito, ho provato un certo fremito di soddisfazione. Il ragazzo che gestiva in quel momento il negozio, fondato nell'ormai lontano 1985 e dotato di mediamente 900 etichette, mi ha spiegato che la presenza tricolore era frutto di una spedizione all'ultimo Great British Beer Festival, ma che sperava prima o poi di fare una capatina in Italia per prendere visione in prima persona della nostra realtà. Io, lo ammetto, ho un po' gongolato. Ah, i prezzi? Beh, dai 7 agli 8,50 euro per bottiglie da 0,75....

4 novembre 2008

Di Happy c'è solo l'Hour




"Di Happy c'è solo l'Hour" è un mio racconto (2mila battute) che è stato selezionato per apparire su un e-book curato da Beppe Severgnini, scrittore e firma del Corriere della Sera. Dopo le prime "forche caudine", il giudizio finale lo fanno i lettori, ergo senza vergogna alcuna eccovi il link al quale si può leggere e, eventualmente, votare per me! In tempo di elezioni americane, questo e altro... Avvertenza, per votare ci si deve registrare al sito del Corriere; se vi sembra troppo una rottura non vi angustiate, sono lo stesso lieto di ricevere i vostri commenti su questo blog....


Ecco allora il link:

28 ottobre 2008

Siamo tutti "beer snob"?




Prendo spunto da un interessante commento del sempre interessante Kelablu direttamente dal Salone del Gusto di Torino che, ahimé, ho dovuto saltare questa volta. Alla pagina http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/1187 l'autore riporta il commento di un visitatore appena riemerso dallo spazio birre artigianali che riporto fedelmente: "Uff che caldo, c'è troppa gente, e questi sono tutti snob". Evidentemente riferito ai produttori, e forse pure ai consumatori, di birra artigianale. In effetti, da un po' di tempo a questa parte, anche a me pare che il virus dei "gran sacerdoti del vino" ovvero di quelli che sono prontissimi a pontificare, denunciare, fucilare a parole chiunque non sia acceso dal sacro fuoco dell'artigianalità (parola sulla quale oggi andrebbe aperto un dibattito serio e approfondito perché spesso si rivela cortina fumogena abusata e vilipesa), si sia esteso alla comunità dei "birrofili". Il rischio è quello di essere visti, almeno da fuori, come una sorta di "chiesa" con tanto di pontefice massimo, clan di cardinali e folla urlante e pronta a mettere al rogo i presunti eretici o miscredenti. Sia chiaro, non è mia intenzione proporre l'adozione della filosofia qualunquista del "vivi e lascia vivere" ma lo spazio alla critica, e anche all'autocritica, mi sembra si stia riducendo con il rischio di arrivare a una forma di paranoia mentale. La stessa che ogni tanto si respira, da molto più tempo, nel mondo del vino e che ha portato a note prese per il culo (su tutti un fantastico Albanese) che poi possono sfociare in, questo sì, qualunquismo di rigetto, per cui è buono ciò che piace e chissenefrega del parere del presunto esperto di turno. Che spesso invece di educare con la cortesia dovuta a un argomento che sarà importante ma non vitale, spara sentenze inappellabili e giudizi sommari. Ho sempre in mente il, per me, mitico Colonna del Macche di Roma. Uno che potrebbe avere tutte le ragioni di tirarsela all'infinito e che invece propone le sue birre, quasi sempre sconosciute ai più, con garbo e rispetto. Senza far sentire il cliente profano come un idiota da circo. E il risultato è che l'idiota, pardon il cliente profano, quella birra poi la beve, la comprende. E spesso e volentieri, gli piace pure.

27 ottobre 2008

Dove osano le aquile


Tre giorni ad Amsterdam davvero vissuti con grande godimento. Un po' perché la città è sempre affascinante, un po' perché andare sul posto, vivere le esperienze e poi scriverne dovrebbe essere sempre la norma e non, come purtroppo capita, l'eccezione. Così dopo infinite peregrinazioni a piedi tra un ponte e l'altro, abbiamo incocciato, volutamente s'intende, in un gioiellino di locale birrario da non perdere. Si tratta del quasi impronunciabile, come la maggior parte delle parole in olandese, Biercafé 't Arendsnest (Herengracht 90, http://www.arendsnest.nl/) ovvero il "nido delle aquile". Locale piccolino, ma ricchissimo e unico nel suo genere in città perché specializzato esclusivamente in birre olandesi. Mi spiego: ad Amsterdam ogni passo che fai trovi un posto abbastanza decente dove bere una birra, spesso è anche più che decente, quasi fantastico paragonato ai canoni standard italiani, ma le birre belghe spadroneggiano in lungo e in largo e tranne i grandi marchi olandesi (Heineken, Bavaria e Grolsch) ci si ritrova spesso a bere trappiste e abbaziali dei cugini meridionali. Al 't Arendsnest invece ci sono di norma circa 350 specialità rigorosamente della Madre Patria e il titolare si fa orgoglio di avere sempre a disposizione almeno una birra per ogni birreria olandese. C'è di che perdere, insomma, la testa e si scopre che gli olandesi fanno birre entusiasmanti come la Snab Pale Ale. Robin Brilleman, qui nella foto, è un appassionato estimatore, anche di whisky e distillati, e sa davvero il fatto suo. La foto incorniciata in parete di Michael Jackson in visita al locale, vale infine più di mille adesivi guidaroli piazzati in vetrina.

16 ottobre 2008

I love Beer


Tempo di annunci, da qualche mese a questa parte.... Prima l'Ais di cui ho faticosamente conquistato il tastevin, poi la Guida di Identità Golose e infine il primo numero, ma si sta lavorando alacremente al secondo, di I love Beer, magazine birrario di Heineken Italia nel quale ricopro il ruolo di consulente editoriale. Il primo numero di qualsiasi cosa è come sempre suscettibile di miglioramenti, ne sono consapevole, per cui mi sembrerebbe ingeneroso voler tracciare già un bilancio. Tuttavia l'idea del magazine è quella sicuramente orientata al marketing del più grande operatore italiano del settore ma anche, e basta darsi la pena di leggerlo, comunicare pillole di cultura del prodotto da tanti angoli di visuale. Che Heineken sia il big seller di lager nel nostro Paese non deve nascondere il fatto che ha, in gamma, una serie notevolissima di grandi birre da me, e credo da molti, assai amate: dall'Orval alla Westmalle Tripel, dalla Duchesse de Bourgogne alla Saison Dupont, dalla Duvel alla Rochefort 8. Ci sono sezioni dedicate all'assaggio guidato di una specialità, altre di approfondimento dei grandi marchi della famiglia e altre ancora dedicate all'incontro di personaggi che non sono puramente birrari ma che hanno scoperto le potenzialità della birra stessa. Io sono soddisfatto e soprattutto motivato per quest'avventura, a prescindere da quanto possa durare e in primo luogo la considero un'occasione di crescita professionale. Il che, in questi tempi grami di riconoscimenti, non è poco.

15 ottobre 2008

Cara la vita, eh...


Serata informale quella di due giorni fa, di quelle che avvengono troppo di rado in questa Milano che offre di tutto ma ti concede il tempo per goderti poco o nulla. Però, quando una coppia di amici ci hanno chiesto dove andare a bere una buona birra e fare due chiacchiere tranquilli abbiamo risposto a colpo sicuro: l'HOP davanti alla bella rotonda della Besana. Scelta azzeccata senza dubbio per il range di birre (peccato però di non aver trovato l'H10OP5 del Bidu), ma infelice per prezzi e servizio. Mi duole dirlo, ma se nella carta delle birre scrivi che prima delle 20,30 si paga la media 4 euro e dopo le 20,30 la si paga 5 euro (le cifre sono indicative non le ricordo a memoria), io apprezzo l'incentivo. Poi però, a scontrino battuto alle 20,28, mi trovo la cifra di 5 euro. E resto perplesso.... In fondo cosa sono due minuti, potrei dire io ma potrebbe dire anche il titolare... Vero, è questione di punti di vista, ma chi è che ha scritto la carta delle birre? Io o il titolare? Comunque fin qui si abbozza e si tira avanti, in Italia lo sport dell'abbozzare e tirare avanti ha più praticanti del calcio e della pallavolo messi insieme. Poi però arriva l'ordine al tavolo ovvero la Specialità 2 che consiste in salsiccette, i famosi wurstel di Norimberga che sono i più piccoli di tutta la Germania, con crauti, etc... Costo: 9,30 euro. Vabbé, direte voi e vabbé ho detto anche io. Ma quando le salsiccette, grandi quanto il mio dito medio e non pensate che io voglia mandare in quel posto nessuno, sono solo quattro (4) e i crauti sono un cucchiaio da minestra, ma raso, io mi sento leggermente turlupinato. Ancora di più quando il resto del piatto contiene nell'ordine: un cucchiaio di senape, un po' di pomodori tagliati a cubetti e un'abbondante manciata di insalata triste perfetta solo se sei un coniglio appena scappato dal laboratorio di ricerche.
Insomma, un'esperienza davvero triste. Anche perché, ma è solo un'illazione, le "Norimberghe" mi ricordano tanto quelle che si comprano, prezzo popolare, al Lidl. Magari mi sbaglio, ma anche se fosse.... all'Hop per un po' non mi vedono.

29 settembre 2008

Goloso... pure io!


Ho aspettato di leggere la mia firma prima di dare la notizia, ma da oggi sono salito a bordo del vascello di Identità Golose pensato e realizzato da Paolo Marchi con una bella pattuglia di collaboratori. O meglio, della Guida, figlia legittima del congresso di cucina d'autore organizzato a Milano verso la fine di gennaio (www.identitagolose.it). Non che la cosa debba per forza scatenare applausi o complimenti, spero nemmeno contumelie, perché ormai sono lontani persino i tempi in cui almeno mia madre mi faceva i complimenti per le mie apparizioni su questo o quel giornale. Ma visto che questo è il mio blog, permettetemi di farmi i complimenti da solo. Onestamente non avrei mai pensato di entrare a far parte di una confraternita guidarola, un po' perché rimango un dannato individualista e non ho mai amato i lavori di gruppo (nemmeno a scuola quando riuscivo a entrare in squadra con ragazze tremendamente secchione) e un po' perché mi ero fatto l'idea che i team dietro le guide funzionassero un po' come le logge massoniche. Ma quella di Marchi, e la squadra che gli sta dietro, mi stava simpatica e il congresso 2008 mi aveva lasciato a bocca aperta. In più, stamane, alla presentazione stra-affollata da Peck per un attimo ho provato l'insolita, ma piacevole, sensazione di far parte di un gruppo. Precisiamo: di schede ne ho fatte solo 6, una goccia appena nel complesso, e dal punto di vista economico la mia partecipazione alla Guida non mi ha reso più ricco. per cui queste righe non vorrei fossero lette come una piaggeria, ma ho potuto mettere le gambe sotto delle tavole veramente memorabili, almeno per la mia esperienza, mi sono divertito molto e ho visto dei posti dove credo non sarei mai andato di mia spontanea iniziativa, infine conosciuto delle persone speciali, gli chef, i maitre e i sommelier, che mi hanno regalato pensieri e idee che mi hanno arricchito. Tanto quanto i loro piatti e il loro servizio mi hanno gratificato, e pure un po' ingrassato. Quindi, bene così, e al prossimo post.

11 settembre 2008

In riunione permanente


Per la serie "vicissitudini lavorative della solita ripartenza post ferie d'estate". Con una domanda a dir poco ossessionante: nelle grandi, ma anche medie, aziende quanto tempo si trascorre in riunione? Me lo chiedo perché mai come in questi ultimi giorni le mie telefonate sono state rimbalzate da, appunto, riunioni. Prevengo subito la domanda legittima: non erano scuse per evitare il contatto, perché poi ricevevo sempre un sms o una mail di scuse e di promesse. Ma il dato di fatto rimane, una volta è l'ufficio stampa, un'altra il marketing, un'altra le vendite. Settembre non è, per me, il mese della vendemmia, ma il mese delle riunioni.... Davvero, le ultime due settimane le ho vissute quasi con l'angoscia che stesse per succedere qualcosa di "cataclismatico" nel mondo del beverage italiano. Mi stavo quasi preoccupando, seriamente. Di che cosa diavolo si parla in queste riunioni che iniziano la mattina e vanno avanti fino a sera? Che stravolgimenti vengono programmati in estate, magari sotto l'ombrellone, e poi pianificati al primo cader di foglie.... Il mio, perdonate, è lo sfogo di un cronista che si è sentito quasi alle prese con un caso Watergate, tanta la riluttanza dei miei interlocutori a rilasciare una dichiarazione. Senza dubbio una sensazione esaltante, si fosse trattato veramente di un caso Watergate... E poi, lungi da me fare qualsiasi ironia, ma mai come in questi giorni mi viene in mente un foglietto, regalatomi da una collega ai tempi della mia vita da dipendente, dove era scritto: "Stanco di lavorare? Organizza una riunione".

2 settembre 2008

Imperiale.... marchigiana!


Ormai le birre artigianali spuntano come funghi dopo una pioggia autunnale (poetico, no?). Tanto che l'emozione di incontrarne una nuova si smorza nella frequenza sempre più elevata, nel senso e per fare un paragone che il primo bungee jumping della tua vita ti fa schizzare l'adrenalina, ma se lo fai tutti i giorni dopo una settimana ti accorgi che è come saltare giù dal letto la mattina. Tuttavia come si fa a non acchiappare la bottiglia e metterla alla prova, soprattutto quando non hai mai sentito parlare del produttore ma invece il nome della bottiglia ti ricorda un altro produttore, assai più noto. Così l'Imperiale delle Tenute Collesi, ad Apecchio (Marche), va a cozzare con la più celebrata Imperiale di Leonardo Di Vincenzo. Le birre sono profondamente diverse e per il nome, chi vivrà vedrà.... Certo che a pensare che Enrico Borio ha dovuto cambiare il nome della sua Sangre de Toro (oggi Toro e basta) per via di un industriale del vino spagnolo, viene da mettersi le mani nei capelli o ridere che è meglio.
Comunque la Imperiale marchigiana non è niente male. Ero pronto a una schifezza assoluta perchè tutta questa prolificazione birrarioartigianale è sintomo di successo, di moda e di business e quando questi tre fattori coincidono aumentano in maniera direttamente proporzionale i prodotti fatti alla carlona. Invece bella schiuma e bei profumi, di fiori, agrumi, un pizzico di banana. Mi sembra quasi una blanche anche se l'etichetta riporta un generico-tragico "bionda". In bocca è leggera, dissetante, ma non priva di un certo carattere. L'azienda "dichiara" un birraio belga chiamato per mettere a punto la ricetta e la mano a me sembra buona. Di questi tempi, non è poco....

11 agosto 2008

In difesa della Ozujsko


Le vacanze, si sa, sono sempre troppo brevi, ma eccomi di nuovo qui al desk anche se, fino a settembre, lo farò da posti diversi e non dalla solita, e un po' triste, Milano. Quindi non mi lamento. La Croazia è stata mare e sole, maialini allo spiedo e molluschi insoliti per le rive adriatiche, con una sola puntata da "guidaroli" in quel di Pola per sederci al tavolo del ristorante Valsabbion, tappa gourmet molto divertente per gli occhi e gratificante per il palato. Tuttavia, ben conscio che di quello che ho fatto non ve ne freghi più di tanto, vi dirò quale è la mia riflessione "croatina" e birraria: ossia che dopo tante birre creative made in Italy le semplici, quasi banali, birre come Ozujsko, Favorit, Karlovacko e Lasko (quest'ultima slovena) mi sono piaciute un sacco, ma proprio tanto... Che dire delle mie papille gustative? Annichilite dopo tante specialità, arrostite dalle alte temperature, hanno forse defnitivamente dato forfait? Probabile, ma il mio pensiero, anche per non buttarmi troppo giù, è che oltre a quelle gustative sono fondamentali le papille mentali, quelle cioè che ti permettono, lasciato lo stress lavorativo e cittadino, di goderti meglio o più pienamente i piaceri della vita... Sotto il sole, di fronte a un mare trasparente, la mia fredda Ozujsko mi è sembrata un capolavoro. Nell'aria il profumo dei pini marittimi mischiato a quello delle creme solari, il salato in bocca dell'acqua, l'ottima compagnia della mia dolce metà, sotto i denti la croccantezza della pelle di un maialino da latte e da urlo... Componenti aggiuntive irripetibili in una qualsiasi degustazione dove ci si fà, giustamente, le paranoie sul foglio bianco, la luce giusta, l'assenza di odori.... Della Ozujsko si trova anche una tragica bottiglia di plastica da litro.... Quando l'ho vista la parte razionale del mio cervello si è contratta, eppure ha vinto la vocina "vacanziera": macchisenefrega....