10 febbraio 2010

Mi chiamo Name, Nick Name


Che cosa fantastica la rete. Internet intendo, ovviamente. Per me che ormai vivo nel panico degli scaffali stracolmi di libri in procinto di crollare e seppellirmi, il magico mondo del web è una costante tentazione. Blog, siti, forum e wikipedia: basta un pc, ti colleghi e via. Risolvendo tutti i tuoi problemi di spazio. Cerchi un informazione e la trovi. Trovi spesso anche il suo contrario, a dire il vero. Ma vuoi mettere? E' democrazia allo stato puro, stupefacente nel senso tossicologico del termine. Chiunque può dire la sua, senza limiti, senza regole, senza conseguenze (quasi sempre). E poi soddisfa la sottile, ma nemmeno tanto, voglia di protagonismo che c'è in ognuno di noi. Meglio di lei c'è solo la televisione, ma quella evidentemente è per pochi, raccomandati o bionde siliconate. La rete invece non fa differenze e accetta tutti come nemmeno l'arca di Noè. Trovati un argomento e spara la tua opinione www. E se ti va metterti addosso un'aura da castigamatti ti puoi pure scegliere un bel nickname, coprirti di mistero e lanciarti nella nobile arte del giudizio apocalittico. Davvero fantastico. Tutto merito della buonanima di Andy Warhol che profetizzò dieci minuti di celebrità per tutti. E tutti quanti lo abbiamo preso in parola. Me compreso, naturalmente. Però, perché c'è un però, se c'è proprio una cosa che trovo insopportabile della rete è questo utilizzo del nickname. Ok per quelli che ormai sono più conosciuti per il nick che con il proprio nome (gli esempi non mancano), ma perchè diavolo tutti gli altri devono nascondersi dietro un soprannome? Abuso di letture di supereroi Marvel da piccoli? Per non parlare poi dei commenti anonimi... In realtà questo sembrerebbe contraddire la mia teoria del desiderio di protagonismo, ma in realtà no, perché il desiderio di protagonismo si ammanta, dietro il nick, di una discreta perversione. Con il nick, insomma, la libertà di pensiero assume sfumature onanistiche. Comunque, sono convinto che il mio sia solo un nuotare controcorrente su un fiume sbarrato da una diga. Faticoso e pure inutile.

8 commenti:

Nick Clonazione ha detto...

Forse sono un po' ritardato, ma di questa crociata confusionaria contro il barbaro utilizzo del nickname (?!?) ci ho capito un po' poco... Qualche esempio, qualche nome, non aiuterebbe a capire ciò di cui si parla? Messa giù così, più che un nuotare controcorrente sembra lo sfogo di la corrente non sa seguirla. O di chi proprio non è capace di nuotare.

Maurizio ha detto...

Un singolo post lo definisci "crociata"? Wow!!! La mia è una considerazione generalista e ad ampio raggio, ma se vuoi un nome te lo posso fare... Tienti forte: è il tuo.

Luca ha detto...

Penso che l'anoninità che garantisce la Rete attraverso i nick sia una caratteristica cruciale dello strumento. Fa parte del gioco, insomma (e forse non sarebbe così cresciuta se fosse diversa).
Certo, forse ci si aspetta che chi invece decide di dire la sua in discorsi costruttivi (o come dici tu, si guadagna una posizione di rilievo in un settore) non si nasconda dietro un nick... ma sono solo loro a doverlo decidere e quindi tocca tenersi il cruccio :\

lelio bottero ha detto...

il massimo lo raggunge chi si fa botta e risposta da solo,ma i miei preferiti sono quelli che intervengono senza aver la più pallida idea di cosa si sta parlando, così tanto per scrivere e fomentare qualche flame.

Maurizio ha detto...

Francamente, ritengo anche nella rete ci si debba prendere delle reponsabilità. Il bailamme mediatico va bene per ragazzini esaltati, impiegati frustrati che fanno i loro blog nell'orario di lavorano e poi vengono a farti discorsi sull'etica professionale, gente che prende uno stipendio per cazzeggiare su siti, forum e quant'altro... Sono gli elementi che fanno felici gli editori di tutto il mondo: il sommelier che ti fa l'articolo sul vino, il direttore marketing che scrive e pubblica le sue riflessioni sul mercato, il direttore commerciale di un'azienda che pubblica un libro... Tutti personaggi che poi magari ti fanno la paternale sui presunti conflitti d'interesse e che però si nascondono dietro un dito se gli dici che così rubano il lavoro ai giornalisti professionisti... E allora spiegatemi perché se un direttore marketing scrive su un giornale, un giornalista non può fare del marketing?

Anonimo ha detto...

Probabilmente, il Name, il Nick Name a cui ti riferivi (ampio raggio?), ora NON è più tanto "oscuro".
Paolo

Maurizio ha detto...

Paolo, visto che non credo ci conosciamo di persona e per evitare fraintendimenti... La mia considerazione di questo post, valido anche oggi secondo me, è davvero, e ripeto davvero, generalista e ad ampio raggio... La validità di un opinione sta anche nel chi la dice, non è solo una questione di assumersi le responsabilità ma, ad esempio, una questione di autorevolezza: se mia madre dice che un vino le piace (è quasi astemia) ha un peso, se me lo dice Sandro Sangiorgi, per me, ne ha un altro... Un post non riconducibile è un post con meno valore rispetto a un post firmato da qualcuno che posso, almeno virtualmente, riconoscere... Quindi nessun specifico riferimento al blog a cui forse alludi. Sul serio.

Anonimo ha detto...

Effettivamente, è l'autore di quel blog che si riferiva a te scrivendo "se la prende con me povera tapina" (http://www.thedarksideofbeer.com/2010/02/servitore-di-due-padroni.html)

Comunque hai ragione, è una questione di autorevolezza. Anche.
Ciao
Paolo