7 luglio 2008

Una birra buona e giusta


Titolo "petriniano", nel senso di CarloSlowFood, per questo rapido post scritto di getto dopo aver provato un paio di Birra Dolomiti, la nuova creatura voluta dalla, a me assai cara, Birreria Pedavena. La birreria mi è cara perché sosta eletta sul percorso che mi porta tra le montagne dell'Agordino che frequento da ormai trent'anni (oddio, 'sta cosa fa molto "Vecchio dell'Alpe") e mi è cara perché sarebbe stata una vera tristezza vederla chiudere i battenti per sempre. Il posto è rigenerante, meta allo stesso tempo di motociclisti in pelle nera e tenere famigliole in gita domenicale, una conferma che la birra sa unire anziché dividere, e poi la Centenario l'ho sempre gradita molto... Ma il merito di questa nuova produzione è quello di utilizzare l'acqua dei monti delle vicinanze, con l'orzo nuovamente coltivato nel Parco delle Dolomiti Bellunesi. Nuovamente perché, in realtà, l'orzo si coltivava da sempre nei paraggi anche perché la saggezza contadina aveva fatto comprendere che questo cereale, e non il frumento, meglio si prestava al terreno e al clima delle Prealpi. Tuttavia il dio commercio si era imposto con probabili vantaggi iniziali ma successiva, logica, crisi. Oggi invece la birra in questione è sinonimo di un progetto intelligente, rivolto a riqualificare il territorio e, soprattutto, l'attività umana in una logica imprenditoriale che non snaturi la vocazione locale. Un bel giro di parole per dire che si possono fare delle cose sensate senza dover ricorrere a progetti faraonici... La birra, del resto, non è niente male: un bel corpo equilibrato, i giusti profumi, una bevibilità piacevole. A pensarci bene, la prossima volta in quel di Pedavena, potrei anche tradire la mia Centenario... Per rendere il prodotto completamente italico manca allora solo il luppolo; la strada presa è quella buona, ancora un piccolo sforzo e ci siamo... Come direbbero gli inglesi: support your local brewery!

2 commenti:

amicidellabirra ha detto...

Ho la birra Dolomiti e la 110° aniversario in cantina, acquistate subito appena le ho viste vicino alla Pedavena classica,ma non le ho ancora bevute. Avevo assaggiato qualche anno fa la vecchia Pedavena e devo dire che mi era piaciuta. Poi sono rimasto molto male quando l'orco "mangiabirre" delle multinazionali facendo due conti aveva chiuso baracca e burattini lasciando a piedi gli operai. Una birreria storica non c'era più ed in questo momento di rinascita birraria sembrava un passo indietro. Ed invece a sorpresa(almeno per me)la Pedavena riapre, più italiana che mai.Si riparte con la classica e per far cassa si vedono anche dei prodotti "cammuffati" in qualche hard discount.Del resto lo stabilimento deve lavorare, recuperare al più presto le spese ed anche questo serve. E adesso finalmente, dopo i periodi bui, ecco la luce, le birre "speciali".
Acqua pura di sorgente, orzo autoctono e la storia ritorna. Forza Pedavena, altri 100 anni ancora!

Maurizio ha detto...

Il progetto Pedavena è senza dubbio interessante, ma la tua osservazione "lo stabilimento deve lavorare" è molto pertinente e qualche volta, alcuni appassionati, se ne dimenticano. Un impianto di quelle dimensioni non può giocare, e se lo facesse sarebbe sulla pelle dei dipendenti. Per cui Forza Pedavena certamente, tra megaproduttori e microproduttori, la birra italiana ha anche bisogno dei medi...