11 maggio 2007

Marcello Lunelli, enologo gentleman



Capita spesso, per motivi di impaginazione o perché non si rispetta il numero preciso di battute richiesto, di vedersi "tagliare" dei pezzi. Rischi del mestiere e lungi da me osare dire la battuta di Montanelli "i miei articoli non li taglia nemmeno Dio!". Non me lo posso permettere. Però, visto che la fatica l'ho fatta, ecco il testo integrale del pezzo che ho fatto su Marcello Lunelli per Vie del Gusto di maggio. Scrivere queste righe mi è piaciuto, così come mi è piaciuto il personaggio....
Da Vie del Gusto, maggio 2007
La sua prima immagine mentale legata al vino risale a quando, bambino, saliva su un vecchio cingolato Fiat arancione, tra i filari pronti alla vendemmia e sotto lo sguardo attento della madre. Marcello Lunelli ha oggi 39 anni e insieme ai cugini Camilla e Matteo rappresenta la giovane generazione che guida la casa spumantistica italiana più famosa del mondo, la trentina Ferrari. Ha le movenze eleganti di un gentiluomo inglese e il sorriso cordiale che vorresti vedere sul volto del tuo compagno di barca quando il mare comincia a farsi mosso. Eppure, dopo aver conseguito il titolo di agronomo e quello di enologo, ha fatto il tirocinio in una cantina sociale trentina: “in tuta da lavoro e a scaricare quintali di uva diraspata a colpi di badile, ovviamente insieme ad altri miei colleghi e coetanei”, poi in Germania, “e lì sono rimasto letteralmente a bocca aperta quando, appena varcata la soglia, ho visto centinaia di chili di zucchero, naturalmente da scaricare a mano, pronti per essere addizionati nel vino. Pratica illegale in Italia”. I ricordi si sovrappongono, ma Lunelli è il “figlio di papà” che si dà meno arie del mondo. Ha fatto molte esperienze senza dubbio, ha appreso la necessità di non avere pregiudizi enologici e mantenere una visione aperta delle cose in California, è stato presidente dei giovani industriali e si è costruito tutto un cursus honorum che ci si deve aspettare da chi è destinato a ereditare un’azienda solida e prestigiosa. Ma è anche uomo di spessore, “quando passi otto ore al giorno a una linea di imbottigliamento si comprendono alcuni aspetti della vita e impari a dare il giusto valore alle cose”, giovane e allo stesso tempo maturo, per dirla in termini da degustazione, è “pronto”. Pronto soprattutto a raccogliere la sfida impostagli dal blasone e dai risultati, con la consapevolezza però di poter lavorare “in un ambiente piacevole, con ottimi collaboratori e l’orgoglio di essere parte di un’azienda con una forte connotazione familiare e che ha saputo costruire qualcosa”. Si considera più “l’enologo della famiglia Lunelli” che “l’enologo dell’azienda” perché, spiega, “non sarebbe corretto nei confronti delle tante competenze professionali che sono con noi”, confessa con intelligenza e serenità di sentire in qualche misura il carico di responsabilità, “la sottile inquietudine che ti viene verso sera quando ti chiedi se hai fatto tutto giusto oppure se potevi fare meglio”, e non gli manca l’ironia quando ammette che, certamente, l’unico vino che non può mancare nel suo frigorifero è una bottiglia di brut Ferrari, quello venduto in quasi 3 milioni di pezzi. Uno spumante in effetti eccellente, elegante ma a prezzi che, per fortuna, strappano ancora il sorriso. Lo stesso di Marcello Lunelli.
Maurizio Maestrelli

1 commento:

Carlo ha detto...

Bel pezzo!