2 novembre 2010

Toronado (I left my heart in...)

Così cantava Tony Bennett, riferendosi tuttavia alla città di San Francisco. Posso condividere, ovviamente. Soprattutto perché gli abitanti della città che, dopo più di cinquant'anni, è tornata a vincere le World Series di baseball, avranno la possibilità di andare a festeggiare al Toronado Pub. Io invece no. E la cosa un po' mi deprime. A vederlo da fuori, in effetti, il locale non ti impressiona. La prima persona che incontri solitamente ti chiede i documenti per verificare se hai compiuto i 21anni regolamentari. La cosa è successa anche a me, la prima sera, e confesso che dopo un attimo di stupore mi ha gratificato non poco. La sera successiva invece, malgrado le mie vibranti proteste, sono passato con uno sguardo d'intesa e basta. Un'insegna azzurrina a dirti che sei arrivato e un antro in penombra con gente assiepata al bancone, a sgomitare per ottenere una birra.
L'ingresso del Toronado
Ambiente dunque che descriverei come essenziale, fatto per gente che beve birra senza troppe elucubrazioni e senza, forse, nemmeno guardarsi troppo intorno. Si guarda al massimo lo sport in televisione o, luce permettendo, la birra del vicino per capire, dalla sua faccia, se gli piace o no. E, nel primo caso, la si mette in scaletta per l'ordinazione successiva. Su una lavagna sei messo al corrente delle birre alla spina disponibili: molti micro californiani (Russian River, Lagunitas), un buon tour americano (Allagash, Dogfish Head), apparizioni belghe e tedesche. Non si mangia al Toronado. O meglio, non si mangia il cibo del Toronado. Perché non esiste. Se dopo qualche birra si sente la necessità, comprensibile, di confortare lo stomaco sempre più in balia di un "mare forza 9", basta uscire e girare a destra. La vetrina del Rosamunde Sausage Grill è una benedizione scesa (quasi) dal cielo. "Fanno una cosa sola", ha scritto un giornale locale, "ma la fanno da dio". Le salsicce più succulente, caloriche, incasinate (come sapori) che mi siano mai capitate sotto i denti. Le potete trovare, e provare, anche di carne d'anatra o di fagiano. Fatto l'acquisto, si rientra al Toronado. Perché il vostro panino lo potete mangiare lì. Se c'è coda al Rosamunde, fate l'ordinazione, tornate a bere birra e poi rientrate, al minuto consigliato, al Rosamunde. Non lo so, io sono stato in una sorta di estasi mistica per tutto il tempo e per le due serate consecutive passate al "Toromunde".

Rosamunde Sausage Grill
Tuttavia, visto che adesso mi sono ripreso, provo a buttare giù un'idea. Che ci vuole per aprire un Toronado anche in Italia? E un Rosamunde? Ambienti piccoli, arredamento spartano, un notevole, questo sì, impianto di spillatura e una selezione birraria da paura (ma anche le salsicce non scherzano). Togli invece l'atmosfera da "priorato di Sion" che ogni tanto si respira in qualche locale italiano, menu che gironzolano tristemente tra panini e piadine, piadine e panini (senza menzionare le spesso orrende bruschette), cocktail e vini. Sia il Toronado sia il Rosamunde invece fanno "una cosa sola, ma la fanno da dio". Difficile? Forse ma nel caso qualcuno ci stesse pensando sono pronto a darvi il mio indirizzo di casa. L'ItalyToronado lo vorrei vicino. Il più possibile.

3 commenti:

Leo ha detto...

Il pragmatismo applicato al mondo-birra, pratica che ho scoperto e amato durante un recente blitz newyorkese, e che a parer mio ridona una certa dimensione popolare alla birra stessa.

Tyrser ha detto...

Anche a me manca molto la T-Room come ambiente e coreografia, anche se ne ritrovo lo spirito in quello che considero il Toronado italiano: il Macche di Roma.
Un altro posto in cui si serve solo birra, che ha un'insegna poco accativante, personale "non alla moda", una selezione di spine notevole e un posto di fronte dove mangiare bene.
Insomma posti dove ti senti a casa e dove ti fai una birra (una...già...) senza menate e sofismi.

PS
Adoro il fatto che Rosamunde abbia tre tipi di servizio: "inside", "take away" e "Toronado".

Maurizio ha detto...

Io credo che nel marasma di birre estreme, strane, fantasiose, fantascientifiche etc... si stia perdendo un po' di vista il concetto di birra "buona" intesa come un qualcosa da bere, sic et simpliciter... L'atmosfera del Toronado l'ho ritrovata poi al Father's Office di Los Angeles e al Gingerman di New York. Dovunque vedevo gente normale che beveva birre "anormali", nel senso niente Coors, Bud, Miller e via discorrendo... Insomma, non devi per forza essere un esperto, un appassionato o un fanatico talebano per bere buone birre. Però ha ragione Tyrser, il Toronado italiano è il Macche ma un po' anche il Lambrate (almeno uno vicino a casa lo dovevo trovare, sennò la depressione si faceva insostenibile...)